Una breve vacanza – Decima parte

di cristinadellamore

Mi guardo accanto a lei e mi sento bellissima, poi abbasso di nuovo gli occhi; lei se ne accorge e mi ricompensa con una carezza sulla nuca, sopra e sotto il collare, e finalmente mi porta a mangiare. Nel senso che si accomoda al nostro tavolo e mi indica il buffet. Sarà un piacere servirla, ovviamente, e questo fa parte del gioco. Devo indovinare quello che lei ha voglia di mangiare, e finché non indovino resto digiuna, ovviamente.

“Ovviamente sarai anche punita, amore, magari quando andremo in piscina”, dice lei sorridendo. Mi guarda le tette, piega le labbra come per mandarmi un bacio e mi fa segno di cominciare: sono certa che come mi volto mi guarda il culo, è un incoraggiamento ed un complimento, come sempre. E così sculettando per lei raggiungo il lungo tavolo presidiato da camerieri in giacca bianca pensando a cosa lei potrebbe gradire oltre al mio corpo, e mi faccio comporre un menù di mare: polpo tiepido alla catalano come antipasto, tagliolini all’astice e trancio di cernia alla brace. Lo porto a destinazione e lo depongo davanti a lei chinandomi un po’ più del necessario: oltre al culo, a lei piace guardarmi anche le tette.

“Sbagliato, amore. Siamo ai Castelli, mangiamo un po’ più rustico anche perché abbiamo bisogno di energia”, mi dice lei con un sorriso. D’accordo, il pesce lo mangerò io, non me la sento di riportare tutto indietro; e poi mi farà certamente bene stare un po’ leggera. E niente vino, decido, in un lampo: non solo per essere lucida ed obbediente nel pomeriggio, non solo per cominciare fin da subito la mia punizione, ma anche per rinunciare a qualche caloria, che è sempre cosa buona e giusta.

“Coppiette di maiale e di cavallo, rigatoni cacio e pepe, spezzatino con patate e funghi. Perfetto, amore. Grazie”, mi concede finalmente lei, “portami anche un calice di vino e buon appetito”. Ringrazio educatamente dopo aver deposto sul tavolo un sontuoso bicchiere del rosso più corposo che sono riuscita a farmi versare e spizzico dai piatti, gli occhi fissi su di lei che mangia di buon appetito; non mi accorgo di aver spazzato via tutto, però ho sognato di sentire le sue labbra sulle mie per tutto il tempo ed avevano un sapore meraviglioso.

“Sì, amore, ho fatto lo stesso gioco e ho voglia di te”. Lei si è chinata e me lo sussurra all’orecchio, mentre la sala da pranzo si svuota, poi prende il bicchiere e manda giù l’ultimo sorso, poi mi fa segno di avvicinarmi, gli occhi fissi nei miei, mi bacia e sento il vino dalla sua bocca alla mia. Solo l’aroma ed un piccolo gusto di alcol, per condividere, e so anche il perché: ho mangiato pesce, mi sembrerebbe di bere piombo. Ma dalle sue labbra posso bere qualsiasi cosa, e sento comunque il gusto dell’ambrosia: l’ho già provato, e non mi basta mai.

“Andiamo, amore”. E si alza con la consueta eleganza, mostrando l’orlo delle calze ed una fetta di coscia ancora appena abbronzata. Se me ne darà il permesso, comincerà a baciarla e leccarla devotamente proprio da lì.