Una breve vacanza – Sesta parte

di cristinadellamore

È mattina e lei mi sveglia con tanti baci dove mi piace di più; ha ancora qualche segno sul culo, indossa ancora il collare perché ieri sera ci siamo addormentate quasi di colpo dopo aver provato tutto il piacere del mondo, in ogni angolo della nostra ampia stanza e non solo. Mi lamento quando lei si stacca da me, ma non faccio in tempo a prenderla per la nuca, schizza in piedi e mi incita: “Sveglia, dormigliona. Abbiamo la spa prenotata tra dieci minuti, faremo colazione lì, e non solo”.

È una promessa. Lei mi aiuta ad indossare jeans e felpa come lei, e ci troviamo in un lampo all’ingresso della casa padronale. Giù per una breve scala e finalmente una ragazza con addosso un camice bianco corto, che le scopre le cosce muscolose, e nient’altro ci apre una doppia porta e ci guida in un ambiente già caldo e umido. Spogliatoio, e poi saletta per massaggi con due lettini, la ragazza ha atteso che ci spogliassimo e ci coprissimo in qualche modo con ampi e morbidi asciugamani, ci fa cenno di accomodarci e ci lascia sole per qualche momento. Quanto basta perché io cominci a chiedermi se questi lettini possiamo usarli non solo per il massaggio.

Lei mi sorride, mi manda un bacio e mi fa cenno di avere pazienza; la ragazza ritorna in compagnia di un’altra donna che sembra la gemella e si dedicano a noi. Mai provato un massaggio così, mi sembra che mi si stacchi la carne dalle ossa, ma senza dolore, i muscoli si rilassano completamente e mi pare di allungarmi di una decina di centimetri, sdraiata come sono, e mi dico prima che una cosa del genere dovrei farla ogni giorno, poi mi correggo e decido che basta una volta nella vita.

Le massaggiatrici hanno finito e ci aiutano ad alzarci. Bagno russo, ci spiegano, quindi caldo abbastanza secco, non ci sono i vapori, non più di cinque minuti, poi ci sarà una pausa, faremo colazione e chiuderemo con un altro massaggio. In effetti nel locale in cui fanno accomodare, tutto rivestito di legno, fa un bel caldo, ed in un angolo c’è un bel fascio di rami frondosi. Prima di chiudere la porta si scusano perché non sono di betulla, chissà perché.

“È una tradizione russa, amore, le fronde di betulla si usano per frustarsi e stimolare la circolazione”, mi spiega lei che si stende comodamente su una panca e mi fa cenno di imitarla. Io già sudo copiosamente e mi chiedo che effetto possa fare una cosa del genere. Non faccio in tempo a chiedermelo e mi eccito, ovviamente. Chiudo gli occhi e immagino lei con questa improvvisata sferza in mano, li riapro e vedo lei che mi sorride e fa cenno di sì.

“Dobbiamo aspettare ancora un po’, amore, abbi pazienza”, mi dice. Sarà una attesa lunghissima, è una di quelle occasioni in cui il tempo non sembra passare mai, chiudo di nuovo gli occhi e mi limito a pensarci, e già mi sembra che basti, è bellissimo anche così.

E invece passa, fradicia fuori e dentro al tocco gentile della mano di lei mi metto a sedere, poi in piedi e mi gira un po’ la testa, forse avremmo dovuto mangiare qualcosa prima, mi appoggio alla parete e offro a lei la schiena ed il culetto. All’inizio è una carezza, poi diventa qualcosa di più, lei ripete che mi ama, mi dice di girarmi e si dedica alle tette ed al pancino ormai piatto quasi come il suo, e si ferma un attimo prima di farmi improvvisamente venire.

“Non è il caso, da fuori ci possono vedere anche troppo bene. E poi, adesso tocca a me”, mi rimprovera lei porgendomi un mazzo nuovo di rami.

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