Una breve vacanza – Quinta parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

La tengo così ancora per qualche minuto, voglio sentirle ancora dire che mi ama, quindi la accarezzo più gentilmente, esco finalmente da lei per chinarmi un po’ e mordicchiare e leccarle i capezzoli. Sono premiata dal respiro affannoso di lei, che apprezza sempre questa carezza, e finalmente mi parla con la voce un po’ velata.

“Portami in camera, amore. C’è tutto quello che ti serve, lì”. E sia. Chiedo a lei di restare ferma quando la lascio per tirarmi su boxer e pantaloni, mi ricompongo con una certa fatica perché mi tremano le mani e le gambe, le dico di non coprirsi e di incrociare i polsi dietro la schiena: dobbiamo percorrere un centinaio di metri, passare proprio sotto un lampione, e c’è un’altra luce proprio sopra la porta; ebbene sì, voglio vederla così all’aperto, anche a rischio che altri ci vedano, seminuda. Lei mi accontenta anche troppo, fa qualcosa e camminando scopre le gambe fino all’inguine, cammina a piccoli passi con il capo un po’ chino ed io la seguo tenendo una mano sulla nuca di lei. Sento la pelle bollente, il respiro ancora affannato. Non abbiamo finito, per stasera.

Sulla porta lei esita per un attimo, come se attendesse qualcosa; no, adesso basta stare all’aperto, esporre lei alla vista: è mia, solo mia, voglio la protezione ed il riparo di quattro pareti. Una spinta gentile e lei apre e continua a precedermi. Non appena varcata la soglia, neanche ho il tempo di chiudermi la porta alle spalle e lei fa qualcosa con le mani e con il corpo ed il vestito le scivola di dosso

Lei avanza di due passi, esce dal cerchio di stoffa e contemporaneamente si libera delle scarpe; imperialmente nuda si avvicina al letto, si inginocchia incrociando i polsi dietro la schiena e si china in avanti appoggiando il capo sul materasso, bellissima e sottomessa. Così esposta, a guardarla mi manca il respiro per più di un istante, ed ho immediatamente voglia di dominarla ancora di più di quanto ho già fatto.

Con uno sforzo, mentre lei attende disciplinatamente, mi guardo attorno nella stanza, ed ecco quello che lei aveva promesso: sul letto, dalla mia parte, prima di uscire lei ha davvero lasciato in bella evidenza collare, manette ed il sottile frustino che è stato il primo giocattolo che abbiamo comprato assieme e di cui ricordo sempre il morso sulla carne con nostalgia per le mie prime punizioni.

Sono pronta per il rito. Lascio che il frustino penzoli dal polso e sfiori la pelle di lei mentre le metto il collare e le manette. Ne ho in cambio un sospiro; ne ho in cambio, inoltre, una zaffata del profumo del suo desiderio, che è ancora forte nonostante il piacere che già ci siamo date. Tocco con due dita la carne più tenera e calda di lei, per la trovo zuppa. Prima di cominciare lecco il sapore di lei e quasi mi si piegano le gambe.

Attendo ancora qualche minuto, riprendo fiato e accarezzo le natiche esposte con la punta del frustino, per godermi il nuovo fremito di lei, le chiedo se è pronta e ne ho la risposta che mi aspetto: “Al piacere della signora”. Ed a quello di lei, lo sappiamo bene: anche lei è felice di darmi piacere, come lo sono io.

“Uno, signora; grazie, signora”. Lei non si è mossa e sulla pelle candida è comparso il primo segno rosso. Conterà fino a dieci.

Annunci