Una breve vacanza – Quarta parte

di cristinadellamore

(Qui, qui e qui le parti precedenti)

“Sono pronta, amore, se tu lo sei”, mi dice mentre la abbraccio, un sussurro all’orecchio, il calore del respiro e poi la danza della lingua sulla mia carne. Certo che lo sono.

Mi stringo a lei, faccio passare una mano sul suo corpo e mi accorgo finalmente che l’abito così elegante ha un lungo spacco sul fianco che mi concede accesso al suo corpo; sento la pelle di lei bollente sotto le dita mentre risalgo dalla coscia all’anca in una lunga carezza che mi stordisce, come mi stordisce la lingua di lei sulle labbra, poi nella bocca a cercare la mia.

Un movimento quasi impercettibile dei fianchi di lei e la mia mano arriva a destinazione, il calore che sento sulla punta delle dita aumenta e mi tremano le gambe. Mi tremano anche le mani che lottano con la cintura dei pantaloni, con i bottoni e la chiusura lampo, finalmente arrivo al giocattolo che ho tenuto tra le gambe per tutta la cena, lo sistemo al meglio e con un colpo di reni la prendo.

“Spingi, amore”. Non ho bisogno di essere incoraggiata. Incurante di pantaloni e boxer arrotolati alle caviglie affondo dentro di lei più e più volte, e intanto la bacio a mia volta, e lei mi morde la lingua, neanche tanto piano, e mi afferra il culo a due mani come ad incitarmi, guidarmi, darmi il ritmo.

“Più forte, amore, ti prego, non fermarti”. Non ne ho la minima intenzione, ansimando le chiedo se le piace, se ne vuole ancora, se ne vuole di più, e lei ogni volta mi dà la stessa risposta che mi arriva al cuore ed alla fica.

“Sì, amore, sì”, ed è un gemito che riconosco, è quasi arrivata e voglio esserci anche io, attraverso il tessuto le stringo il seno, arrivo ai capezzoli e riesco a pizzicarli, forte, e finalmente lei mi pianta le unghie nella carne e scoppia nella sua adorabile risata di gioia che sento appena perché per una volta la sovrasto con il mio grido soffocato.

Tengo lei contro il tronco, la schiaccio, le peso addosso, e lei respira forte, quasi ansima mentre mi dice: “Ti amo. Non lasciarmi, ti prego”. Certo che no, sono ancora dentro di lei e ricomincio a muovermi, cerco la sua bocca con la mia e mordo le labbra sottili che mi vengono offerte; lei si abbandona e riesce solo a pregarmi: “Fai più piano, stavolta, amore”.

Non mi basta, mi libero dal suo abbraccio, prendo i polsi sottili e le alzo le braccia sopra la testa. Dentro di lei, più a fondo, tanto che sento il calore della sua carne contro la mia. Non mi basta ancora, in qualche modo riesco a scoprirle il seno, la pelle lattea quasi brilla nella luce delle lampade lontane, e lei dice solo: “Sì, amore, tutto quello che vuoi”. Quello che voglio è farla venire di nuovo, farle dire basta, farle ripetere il mio nome. Farle anche un po’ male, magari. E allora senza smettere di spingere la afferro per i polsi, le faccio alzare le braccia sopra la testa e le blocco le mani contro il legno nodoso.

Ho una mano libera, spingo e la schiaffeggio leggermente, spingo e le strizzo i capezzoli, spingo e le do una pacca sulla coscia scoperta. Lei geme, si abbandona alle sensazioni e finalmente viene di nuovo, chiamandomi sottovoce.

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