Braci

di cristinadellamore

In Basilicata, stasera, fa freddo. Siamo appena arrivate, siamo passate per il cimitero e finché ci siamo mosse per sistemare i nostri pochi bagagli e le nostre cose non c’è stato problema, ma adesso che ci siamo fermate ci rendiamo conto che la casa, nonostante il riscaldamento acceso con i caloriferi che sono così bollenti da non potersi toccare, è gelida, o quasi.

Lei è al posto d’onore che le compete, un vecchio divanetto dalle molle un po’ allentate, e per questo comodissimo, io sono al mio posto, ai suoi piedi sul vecchio tappeto consunto e morbidissimo, la cugina siede sulla punta di una sedia imbottita, e sembra a disagio. Io so perché: il suo professore è partito, di nuovo, per Barcellona, e stavolta non la ha invitata. Lei ha avuto un bel dirle che si è comportato così per non metterla in imbarazzo, dal momento che questo viaggio per la visita ai defunti era previsto da tempo: niente da fare, pensieri cupi e gelosia. Inoltre non c’è niente da fare, fuori è buio ed ancora più freddo, ed è presto per metterci ai fornelli; l’inattività è in grado di peggiorare la situazione.

Lei mi accarezza la nuca, come fa sempre quando sono ai suoi piedi; lo fa, mi ha confessato una volta, perché sentirmi così vicina la fa sentire bene e le permette di pensare più lucidamente; poi se ne è scusata, mi ha spiegato che detto così dava l’impressione di trattarmi come un animale o un oggetto, ed io per tutta risposta l’ho abbracciata e baciata. Voglio essere per lei tutto il resto del mondo, figuriamoci, per me è stato un complimento.

“Dovremmo accendere il camino”. Le dita di lei non si fermano mentre lo dice e ci mette al lavoro. In cantina c’è ancora un po’ di legna, anche se l’estate prossima dovremmo comprarla, e quindi la cugina ed io ci avviamo per le scale un po’ ripide. Non posso fare a meno di pensare a quest’estate, quando le ho discese nuda ed ammanettata, e lei mi portava al guinzaglio fino al sotterraneo dove sarei stata sottoposta alla disciplina. Farlo adesso mi garantirebbe minimo un raffreddore, c’è la cugina in giro, peccato.

Le braccia cariche torniamo dalla nostra missione. Lei ci aspetta ed ha trovato tutto quello che serve, un paio di fogli di giornale arrotolati, i fiammiferi lunghi; ci sono anche gli alari pronti. Seguendo le indicazioni che lei ci dà sistemiamo i ciocchi più grossi, i rametti più sottili e lasciamo che sia lei ad accendere il fuoco. Almeno abbiamo fatto un po’ di moto e ci siamo scaldate.

“Durerà fino all’ora di andare a letto, secondo me”, dice lei soddisfatta, “e le braci riscalderanno la stanza per tutta la notte”. Suona come una promessa. Io aspetterò che la cugina vada a letto e, davanti al fuoco, mi spoglierò per lei.

 

P.S. Alla fine, questo è quanto era rimasto del fuoco. Ma io ho sentito tanto caldo, ed anche lei.

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