Una breve vacanza – Terza parte

di cristinadellamore

Confesso di non riuscire a ricordare nulla di quello che abbiamo mangiato. Lei mi ha per tutto il tempo stuzzicata ed eccitata sempre di più, chinandosi in avanti per mettere in evidenza la scollatura ed i capezzoli eretti e contemporaneamente mi faceva piedino sotto il tavolo. Tutto l’armamentario per il gioco della seduzione, insomma, che in genere sono io a mettere in scena. Attorno a noi, tante altre coppie impegnate più o meno nello stesso gioco, da quel poco che posso capire, impegnata come sono ad ammirare e desiderare lei.

Tra un boccone e l’altro, lei mi spiega che questa sala da pranzo è l’unico posto in cui non si può fare a meno di incontrare gli altri clienti, nel parco ci dono tante villette, i vecchi locali di servizio, le stalle, gli alloggi della servitù, per il massimo della privacy; in alternativa, alcuni appartamenti al piano nobile del corpo principale, più o meno sopra le nostre teste. C’è la piscina e c’è una spa, entrambi su prenotazione.

“Entrano solo gli occupanti di un appartamento per volta, ho già prenotato la spa per domani mattina e la piscina per domani sera, amore. Sono certa che saprai apprezzare”, conclude sorridendo lei. Certo che sì, lo giuro.

Lei mi fa graziosamente cenno di aiutarla ad alzarsi. Abbiamo finito, finalmente, più o meno nello stesso momento di tutte le altre coppie, si forma una piccola coda per uscire e noi siamo le ultime, lei ha firmato il conto senza farsi notare e di nuovo mi porge il braccio proprio mentre il direttore di sala, sulla porta, si inchina per salutarci ed augurarci la buonanotte.

L’aria qui fuori è decisamente più fresca. Voglio prendere l’iniziativa e propongo una passeggiata nel parco, strategicamente poco illuminato da luci fioche e poste quasi al livello del suolo, quanto basta per non rompersi l’osso del collo ma insufficiente per rendere riconoscibili le persone che sono solo sagome indistinte; infatti a pochi passi da noi c’è un’altra coppia che sento sussurrare ma che assolutamente non vedo. Quindi giro per un altro viale, dalla parte opposta a quella del nostro chalet, verso un luogo un po’ riparato che identifico, ma solo alla fine, per un boschetto palesemente artificiale, un paio di enormi alberi ad alto fusto ed una siepe ad altezza d’uomo, anzi un po’ meno. Non c’è nessuno.

In compenso, sarà forse perché mi sono abituata al buio, ci vedo meglio, vedo benissimo lei, appesa al mio braccio, gli occhi che brillano, i denti candidi tra le labbra sottili appena dischiuse, la pelle nuda che sembra addirittura emanare un lieve bagliore. Mi dirigo lentamente verso l’albero più lontano, un po’ riparato, ad un passo dalla siepe e intanto prima le rubo un bacio, poi le dico che è bellissima e che la amo.

“Anche io ti amo”, risponde lei, “per questo non ti chiedo dove mi stai portando”. E non è soltanto fiducia: sono convinta che ha capito benissimo cosa ho in mente. Tanto che, all’ultimo momento, si libera dal mio braccio, due passi di corsa e si appoggia con la schiena al tronco. Io mi fermo per un attimo, giusto per contemplarla dalla testa ai piedi, e lei mi incita ad avvicinarmi.

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