Una breve vacanza – Seconda parte

di cristinadellamore

Faccio più in fretta che posso, rinunciando a curiosare in questo bagno che sembra indeciso tra la ipertecnologia di una doccia dai mille spruzzi – anche sotto le piante dei piedini, incredibile e meraviglioso – e l’art déco con vetri piombati, piastrelle multicolori alle pareti ed un doppio lavandino con i rubinetti separati; c’è anche una enorme vasca da bagno con i piedi a foggia di zampa di leone e mentre mi asciugo in fretta non posso fare a meno di immaginare di stare con lei lì dentro, nell’acqua calda ricoperta da una bella schiuma bianca.


Lei mi aspetta, ha trovato il tempo di indossare un abito che non le avevo mai visto, lamé argentato che le arriva fino ai piedi e fascia morbidamente il suo corpo snello, senza maniche, una piccola scollatura; quando si volta vedo che la scollatura è tutta sulla schiena, arriva fino alle reni. Per me è pronto il completo nero, giacca e pantaloni, con la camicia bianca e la sottile cravatta nera, le scarpe stringate lucide. Non ha una piega, mi chiedo oziosamente come abbia fatto a farlo stare nella sacca. Niente biancheria. Sì, invece: lei mi aiuta ad indossare un reggiseno sportivo che mi ruba quasi una taglia e poi mi porge dei boxer bianchi.

“Ti stanno benissimo, amore”, mi dice lei. Mi vesto e mi viene davvero voglia di farlo il più lentamente possibile, perché lei mi guarda per tutto il tempo e solo quando sono pronta decide di truccarsi – che poi si limita a mettere un rossetto che le sta benissimo e trasforma le sue labbra sottili in un frutto tutto da mordere. Capisco che mi fa aspettare per rispettare il luogo comune che vuole la donna mai puntuale, e mi chiedo cosa abbia in mente per stasera. Per gli altri giorni che passeremo qui, li affronterò quando sarà il momento.

“Perfetto, amore. Manca solo un particolare”. Lei sorride porgendomi un giocattolo che ci metto qualche istante a riconoscere. E’ quello che avevo usato tanto tempo fa, quando le diedi il mio anello e le chiesi di sposarmi, e che poi era finito in fondo alla scatola perché ne avevamo comprati altri più nuovi e più efficienti.

“Pensavi che l’avrei gettato via, amore, dopo quello che aveva significato per noi? Mettilo, e poi dammi il braccio, andiamo a cena e dopo sarò tutta, ma tutta tua”. Non ho più fame, ma le regole che lei pone vanno rispettate. Camminando sui vialetti inghiaiati che attraversano l’enorme parco di questa villa mi accorgo che sono più alta di lei, deve aver messo delle scarpe senza tacchi per potermi guardare dal basso verso l’alto come una mogliettina devota; e lei lo fa, approfittando di un angolo un po’ riparato, e devotamente si stringe a me e, il capo leggermente reclinato all’indietro, accetta il mio bacio prima di ricambiarlo.

“Aspetta, amore”, mi dice dopo, e dalla borsetta coordinata estrae un fazzolettino e mi pulisce le labbra. “Non troppo bene, però”, aggiunge, “voglio che si veda che mi hai baciata”. Quasi quasi lo faccio di nuovo. “E non preoccuparti, quando mi toglierai il vestito metterò le scarpe che ti piacci0no tanto, amore”, conclude sfiorandomi le labbra con la punta delle dita.

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