Umidità

di cristinadellamore

Ieri sera sono arrivata a casa – era già buio, faceva anche fresco, non vedevo l’ora di perdermi in una doccia calda ed in un caldo abbraccio di lei – e come preannunciato non ho potuto parcheggiare lo scooter in garage. Per non sbagliarsi, il sorridente portinaio filippino aveva addirittura già chiuso il cancello del passo carrabile, lasciando aperto solo quello, più piccolo, pedonale.

Poco male, c’era posto proprio lì davanti, sotto il nostro lampione condominiale; poco male, ancora, chi volete che provi a rubare uno scooter vecchio di quasi dieci anni? Mi sono fidata del lucchetto ad U che blocca la ruota, ho dovuto portare il casco a casa invece di lasciarlo come al solito appeso alla manopola dell’acceleratore, e non ci ho pensato più.

Poi, stamattina, ho ritrovato lo scooter come lo avevo lasciato. Solo con un problema.

Sì, perché la sella era bagnata, proprio zuppa. Stanotte deve essere stata molto umida, ho pensato. Anche per piccole emergenze di questo genere sotto la sella ho una pezza di camoscio (bugia, è sintetica, ma a vederla somiglia proprio tanto a quella che usava mio padre per lucidare la carrozzeria della sua utilitaria), che ho passato rapidamente sul finto cuoio un po’ logoro.

Tutto troppo finto: la sella è rimasta bagnata e mi sono trovata con le dita inzuppate e semicongelate. Peccato. E peccato anche perché oggi avevo scelto il tailleur un po’ più pesante, rosso ed assertivo, per una serie di colloqui importanti con dei clienti dai quali mi aspettavo parecchio, e insomma mi sono presentata con una bella macchia di umido proprio sul sedere.