Dolori diversi

di cristinadellamore

“Ecco, ne ho parlato con mio fratello e lui è d’accordo, e ho pensato che è meglio se lo facciamo da sole, senza chiedergli niente. Che ne dici?”. Lei si riferisce alla cantina della casa in Basilicata, scavata nella roccia viva della montagna, dove il nonno di lei faceva il vino (“Papà lo trovava orribile ma si guardava bene dal dirlo, ovviamente”, è stata la precisazione di lei con un sorriso dei suoi) e dove ancora ci sono le damigiane in cui veniva fatto fermentare prima, conservato dopo i travasi poi. Pavimento di terra battuta, una finestrina in alto, chiusa da tre sbarre di ferro infisse nella pietra, c’è anche un tino di cemento chiuso, per sicurezza, da una grata con un lucchetto.

Per i primi di novembre probabilmente saremo di nuovo al paese, e ci sarà anche la cugina; potrebbe essere l’occasione di parlare con il muratore che si è occupato proprio del fornetto in cui riposano le ceneri della zia. Cosa vorrebbe fare, lei, di quel sotterraneo in cui a volte siamo andate a giocare?

“Bisognerà far portare via le damigiane, far murare qualche anello di metallo nelle pareti, sistemare le luci e, cosa più importante, vorrei poter sistemare una carrucola, magari ad una trave di ferro un po’ più in basso del soffitto, per essere sicure”. Ci penso un po’ sopra, mi dico che è davvero un’ottima idea ed annuisco.

“Le damigiane sono sistemate su delle tavole di legno che sarebbe un peccato buttare via. Conosco il falegname del paese, gli chiederò di ricavarne una croce di Sant’Andrea ed un cavalletto. Ti piacerebbe, amore?”. Lei sorride; io so a cosa sta pensando, si chiama riding the BDSM horse, e immediatamente mi bagno.

Anche così, in disordine, la cantina è un posto meraviglioso per i nostri giochi di dominazione, riesco a dire, ed aggiungo che metterci le mani e sistemarla potrebbe distruggerne la magia. Questa estate la abbiamo usata poco, ma una volta lei mi ci ha portata quando c’era un caldo che toglieva il respiro; io però indossavo solo il collare e le manette di cuoio, più volte scendendo le scale di pietra, ruvide sotto i miei piedini nudi, ho rischiato di scivolare ed ho mantenuto a fatica l’equilibrio, messa in difficoltà dai polsi ammanettati dietro la schiena. Avevo occhi solo per lei , che mi precedeva e mi imponeva il passo giusto, tirandomi con la catena agganciata al collare; lei indossava il bustino di cuoio nere, le calze a rete e le Chanel col tacco lungo e sottile delle grandi occasioni; il bustino e le calze inquadravano i fianchi alti e snelli ed il culo imperiale di lei. Aveva anche indossato i guanti di seta nera, che salivano molto in atto sulle braccia, e lasciava pendere dal polso il sottile frustino nero che predilige per i segni netti che lascia sulla mia pelle.

Arrivate a destinazione mi aveva ordinato di inginocchiarmi prima, di prosternarmi poi, con la faccia a terra ed il culo in alto. Obbedito che ebbi, appoggiò la suola della scarpa sul mio collo per tenermi ferma e mi inflisse trenta frustate sul culo. Mi fece male, ed ero stata avvertita: ogni tanto sentiva il bisogno di infliggermi un po’ di dolore; come ogni volta, fu bellissimo.

Col culo che bruciava e la fica a sua volte rovente e fradicia mi ordinò di mettermi di nuovo in ginocchio e di leccarla. Lo feci a lungo, ed assaporai il suo piacere prima di sentire il gradito fiotto caldo della sua pisciata in bocca, che mi portò finalmente al piacere. Lei fece finta di non accorgersene.

“Amore, ma mi stai ascoltando? A cosa pensi?”, mi chiede lei facendomi una carezza sulle tette. Che dire? Che anche dopo la ristrutturazione, il sotterraneo sarà un luogo meraviglioso per il nostro piacere.