Controllo

di cristinadellamore

Lei mi tiene stretta, io affondo il capo nell’incavo tra la spalla de il collo di lei e lascio che le lacrime scorrano, e le bagno la pelle e la camicia da notte di cotone pesante, quella che abbiamo comprato al mercatino, un po’ ingiallita, e che abbiamo lavato con la massima cura, stirato e inamidato, e ieri sera lei la ha indossata per giocare alla mogliettina pudica.

Piango e singhiozzo e tremo, e lei mi parla piano all’orecchio, come se mi baciasse: “Tranquilla, amore, è stato solo un brutto sogno”. Brutto? Orribile. Ho sognato che lei se ne andava, mi lasciava sola fuori della porta di casa, una valigia accanto con dentro un po’ di vestiti e biancheria, e dentro lei con un altro. O un’altra? Non ha importanza, perché io per lei non esistevo più.

Ricordo perfettamente, lei con un vestito che non le avevo mai visto, un abito da cocktail nero che si fermava all’inguine, calze nere a rete e le chanel dal tacco sottile e dalla punta aguzza che avevamo visto in una vetrina ma non ha mai comprato perché a me non piacevano, che mi spiegava che ogni storia ha una fine, e che ormai ero cresciuta e che dovevo cavarmela da sola, e mi spingeva delicatamente sul pianerottolo concludendo che adesso aveva voglia di qualcosa di diverso.

Lo racconto a lei tra un singhiozzo e l’altro, e sento che lei si irrigidisce, che la stretta attorno al mio corpo si fa più forte, sento che il corpo al quale sono abbracciata diventa più caldo. Le dita di lei corrono sulla mia schiena, dal collo fino alle natiche, agili e sottili, e ai singhiozzi si mescolano i brividi.

“E tu, amore, come eri vestita?”, mi chiede a voce bassissima mentre mi sfiora la curva dei fianchi. Ecco, era un sogno, ovviamente, ed altrettanto ovviamente io ero assurdamente nuda, e non me ne importava niente, nuda con una valigia di vestiti, e sentivo anche freddo.

“Nuda come adesso, amore? Ed io, insensibile, ti ho cacciato di casa? Come è possibile?”, e intanto ha fatto qualcosa, si è mossa appena e adesso ho due dita di lei dentro, una davanti ed una dietro, e mi sento molto meglio.

“Vedi che era solo un brutto sogno? Tu nuda, ed io non ti tocco? Come è possibile?”, ripete, e adesso sì che mi sta toccando, più rudemente del solito, e mi fa sussultare ogni volta che affonda dentro di me. La prego di non smettere, di fare più forte, e davvero ho smesso di piangere.

“Sei sicura, amore?Non ti fa male?”, e affonda e mi strappa un lamento, quasi di dolore, ma riesco a dire a lei di continuare. Lei lo fa, e intanto mi stringe una mano di ferro alla nuca e mi trova con la bocca proprio all’altezza giusta: dal cotone inamidato sporge un capezzolo che sembra possa e voglia forare il tessuto, attraverso il tessuto lo prendo tra i denti e comincio a stringere, e lei urla, davvero urla, affonda di nuovo dentro di me e viene.

E vengo anche io, ma non lo dico: voglio tenermi il vantaggio, appena preso fiato lei mi chiederà scusa e fino a domattina si farà perdonare ancora e ancora per il mio brutto sogno.