Sottotesti

di cristinadellamore

Proprio mentre stiamo grigliando gli sgombri squilla il telefono di lei. In realtà a fare il lavoro sporco siamo io e la cugina, ma lei mi aveva piazzato la mano sul culo, approfittando della corta gonna di tela che avevo indossato proprio per provocarla un po’, e stava lentamente conquistando una interessante posizione per l’attacco finale, quindi non sentire più quel delizioso tocco mi ha fatto male.

La cugina non se ne è accorta, o forse ha fatto finta, e si è dimostrata molto interessata al giusto tempo di cottura sulla piastra bollente: in cucina deve ancora imparare ed è disposta a farlo anche se, mi ha confessato, quando non studia o non lavora pensa al professore e basta. Ovviamente la capisco, è innamorata ed io so cosa significa.

Sento la voce di lei ma non distinguo le parole, ed ho la fortissima tentazione di spegnere il piccolo televisore; non capitano spesso telefonate a quest’ora, non sul telefono personale, almeno, più spesso quello che squilla è l’aziendale, una qualche assurda emergenza allo studio tipo un rampollo di ottima famiglia che confessa alla famiglia suddetta di voler sposare, entro quarantott’ore, una ragazza di periferia. Sì, sono curiosa e gelosa, ce li ho proprio tutti, i difetti.

Lo sgombro è cotto a puntino, e viene sostituito dal fratello sulla piastra bollente. Accidenti, ho dimenticato di scolare il grasso in eccesso, vorrei darmi uno schiaffo e lei ricompare, senza telefono, col solito sorriso che mi scioglie trasformandomi in un budino tremolante, ma un’ombra negli occhi.

“A che punto siamo, amore?”, mi chiede, annuisce alla mia risposta e apre il frigorifero per cercare una bottiglia di bianco adatta all’occasione. Bene, se vorrà parlarmene lo farà, ed io spero proprio di sì. Intanto giro delicatamente l’ultimo sgombro nella marinata, e la cugina corre a sistemare i piatti a tavola.

“Sì, devi saperlo”, mi dice lei stappando finalmente una bottiglia dalla forma strana, con un complicato scudo araldico nel vetro sopra l’etichetta, “ma ne parliamo a tavola, così la racconto una volta sola”. Ma certo, e se magari mi accarezza di nuovo, anche solo per un istante, sarà perfetto. Lo chiedo senza parole, voltandomi per controllare la cottura, e sono accontentata.

“Siete state brave, è perfetto”, dice lei qualche minuto dopo, i piatti pieni ed i bicchieri colmi. E comincia a spiegare.

“Sai che nonno se ne era andato con un’altra donna, vero? Ebbene, questa donna aveva una sorella che a sua volta aveva una figlia, più piccola di papà, più grande di me, diciamo in mezzo come età. E sai che sono morte tutte e due, le sorelle intendo, pochi anni dopo il nonno”. Annuisco senza smettere di mangiare e di guardarla: ha sempre lo sguardo un po’ velato, mi fissa ma sembra che veda qualcun’altra, e la cosa non mi piace, visto che ho anche la maglietta stretta e sottile che le piace tanto vedermi addosso per come delinea le mie tette senza lasciare niente all’immaginazione.

“Insomma, era questa ragazza che mi chiamava, già quando morì nonno non stava bene, aveva disturbi dell’alimentazione, poi è peggiorata, adesso è rimasta completamente sola e non ha più un soldo, mi ha chiesto aiuto”. Il piccolo boccone lo manda giù con una sorsata da camionista, come per darsi coraggio, sento la cugina che letteralmente trattiene il fiato. Lo faccio anche io.

“Ovviamente la aiuterò, lei non ha nessuna colpa per quello che è successo. Sì, perché il padre non ha mai sposato la madre ed ha riconosciuto questa ragazza solo in punto di morte. Insomma, mille e mille problemi”.

Non capisco, si tratta di darle dei soldi, naturalmente, ma probabilmente non solo di questo. Cosa possiamo fare, oltre ad impedirle di morire di fame? La cugina ha smesso di mangiare ed ha due occhi sbarrati, magari si sta chiedendo se una cosa del genere poteva capitare anche a lei.

“Il guaio è che non vive a Roma, e non vuole tornarci. Domani le mando un bonifico, ma poi dovrò parlarle, magari la andremo a trovare, avrà bisogno di un po’ di compagnia. Ha detto che ha la casa di famiglia a Roma da vendere e che mi restituirà tutto, ma non ci conto e non ci credo”. Sorride, il velo sugli occhi è sparito, mi guarda e finalmente mi vede, e quello che vede le piace.

“Vi dispiace se stasera saltiamo il film? Sono un po’ stanca, mettiamo a posto e poi vado a letto”. Ma certo. Ed io la raggiungerò prima possibile.