Team Building – Sesta parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

No, perché di premi non si è mai parlato per questa attività, l’anno scorso non li abbiamo presi anche se siamo andati a budget, e quest’anno abbiamo smesso di contarci; diciamo che raggiungere i risultati è un buon modo per non farci mobbizzare prima, licenziare poi. E adesso questa qui parla di premio, e magari sa anche di quanti soldi sta parlando. Bene, io no, e mi piacerebbe dirle, tutte queste cose, anche se magari dovrei metterci un po’ più di diplomazia.

Però prima che possa dire qualsiasi cosa la presidente o quello che è sbotta in una franca risata e dice al direttore generale che non se lo aspettava, che non mi abbia ancora detto niente. Il direttore generale sembra perdere l’abbronzatura a vista d’occhio e spiega, più a lei che a me, che sì, ne avevano parlato ma poi lui aveva deciso di non prevedere nessun incentivo speciale per questo progetto, e che a questo punto ha bisogno di almeno una settimana per predisporre le cifre e trovarle nel bilancio, ed è a questo punto che la francesina ha un gesto che somiglia tantissimo ad uno di quelli che fa lei, la mano che taglia l’aria, e le scappa anche qualche parola in francese che traduco come un “basta così”. Poi ritorna all’italiano e ordina con tono tagliente al direttore generale di farle avere subito la bozza di ordine di servizio.

E così il direttore generale, le labbra strette in una smorfia che comunque gli dona, si arma di arcaiche carta e matita e comincia a fare i conti, e li fa tre o quattro volte, finché la presidente non è soddisfatta. Io sono, per una volta, senza parole: fatto 100 il budget, al 95% io prendo cinquemila euro, al 100% ne prendo diecimila e se andiamo in extrabudget sono cinquecento euro per ogni due punti in più. Gli altri meno, visto che io sono il capo team, e comunque non credo che si lamenteranno più di tanto. Ma gli obbiettivi sono da raggiungere. Ce la faremo?

La francesina ci saluta e svanisce, il direttore generale mi guarda malissimo ma accidenti, non è colpa mia. Mi congeda in fretta, sparito tutto il cameratismo di facciata ed in effetti non ha torto, ha preso una bella dose di schiaffi in faccia davanti ad una collaboratrice, e sono certa che la presidente lo ha fatto apposta. Io quasi scappo via, prima che mi dica qualcosa di sgradevole che, ne sono certa, ha sulla punta della lingua, ma fa in tempo a chiedermi di mandargli un report quotidiano su contatti telefonici, appuntamenti e vendite. Addirittura quotidiano, lo fa sicuramente per mettermi i bastoni tra le ruote ed appesantire i carichi di lavoro a tutti noi.

Quando entro nel nostro ripostiglio mi trovo addosso gli occhi di tutti. In due parole, censurando la discussione ai vertici, spiego quello che è successo e ne ho in cambio un minuto di silenzio, o quasi. Immagino che tutti lo usino per fare due conti e pensare a come utilizzare quei soldi; o forse sono pessimisti e si stanno convincendo che non ce la faremo mai? Non ha importanza, naturalmente. Come mi ha insegnato lei, il lavoro è da fare, e lo faremo. Il commerciale è il primo a parlare, e dice ok, ho già fatto tre telefonate ed ho un appuntamento per oggi pomeriggio, allora proviamoci.

La mia risposta può essere una sola e fa scoppiare a ridere il nerd: Provare no! Fare, o non fare! Non c’è provare!