Team building – Quarta parte

di cristinadellamore

E allora avanti, è ora di timbrare l’entrata e di mettersi a lavorare, e cominciamo con le liste aggiornate dei clienti, e per domani dobbiamo fissare un bel po’ di appuntamenti, anche quelli di oggi. Il commerciale mi guarda dall’alto in basso, si è alzato prima di me ed ha un bel panorama delle mie tette, ma riesce a dimostrare tutto il suo disprezzo, visto che risponde che due visite al giorno sono anche troppo poche, e che comunque quello che conta è quante visite si concludono con il contratto. Giusto, devo scoprire la sua media, la mia la conosco fin troppo bene, ed è un problema che affronterò entro la fine della giornata.

Riempiamo l’ascensore, ma c’è ancora un po’ di posto, e mentre gli sportelli si chiudono scivola dentro la mia collega ed ex amica, quella che mi ha accusata di aver scambiato un po’ di sesso con l’approvazione di un paio dei miei progetti, quei progetti condotti strettamente in prima persona e che adesso mi hanno portato a gestire questo team. Ci troviamo faccia a faccia e dobbiamo resistere mentre la scatola metallica ci porta fino al nostro piano, non è un viaggio lungo, è addirittura eterno. E comunque no, io non abbasso gli occhi, ci mancherebbe, li fisso nei suoi e mi accorgo di tante piccole rughette che le sono comparse attorno alla bocca ed alle palpebre e che non ricordavo, e sì che ha solo pochi anni più di me. Cosa le sta capitando? Bene, prima o poi lo scoprirò, o magari ci penserà lei, che è amica della moglie, ad informarsi.

Sorriso professionale stampato sulle labbra, saluto il segretario/receptionist/factotum che mi guarda con occhio feroce come di consueto – niente di personale, fa così con tutti i colleghi, e striscio il badge seguita a ruota dal mio team. Mi guardo attorno e mi rendo conto che c’è qualcosa di diverso, e insomma l’azienda mantiene l’abitudine di farci una sorpresa al rientro dalle ferie.

C’è meno spazio, qui nell’ingresso, e la grande scrivania dal piano di cristallo dietro la quale sono stata seduta anch’io è stata sostituita da una più piccola e bianca; mancano anche le due poltrone ed il divano che sì, erano sempre inutilizzate ma davano un tocco di eleganza. Cosa si saranno inventati, questa volta?

Il segretario/receptionist/factotum fa lo sforzo di rivolgermi la parola e mi dice che abbiamo una stanza in più, subito a destra, ed è stata ricavata in qualche modo – riducendo il suo spazio vitale – proprio per il mio team; benissimo, andiamo a prendere possesso, e comunque direi che è un buon segno: se fanno dei lavori proprio per noi, se spendono dei soldi, magari vogliono darci un segnale positivo. Il mio ottimismo però si smorza non appena entro nel nuovo ufficio.

Ufficio, poi. Senza finestra, due scrivanie accostate, quattro poltroncine senza braccioli; almeno hanno piazzato quattro delle basi cui agganciare il computer portatile per l’alimentazione e internet. Giuro che qui ci passerò meno tempo possibile, e provo a buttarla sul ridere dichiarando che noi venditori staremo sempre in giro, il nerd lavora da casa e per due è anche una stanza abbastanza grande. Visto che in qualche modo qui sono il capo provano almeno a ridere, una delle regole è che alle battute del capo bisogna sempre ridere, e allora d’accordo, prendiamo possesso del locale.

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