Team building – Terza parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

Il nerd è ovviamente in una situazione diversa, ha la partita IVA e non lavora solo per noi, quindi stesso meccanismo del ragioniere pensionando, lo rinchiudono qui e passano le commesse che avrebbero dato a lui a qualcuno che invece lavori a progetto. E poi ovviamente ci sono io. Mi sono già fatto un esame di coscienza, e mi sono detta che sul lavoro non c’è niente da rimproverarmi, magari possono avere dei problemi per la mia vita privata, ma si tratta ovviamente di affari miei. E allora che ci faccio io qui, alla guida della nave dei dannati, destinati ad essere tolti di mezzo in qualche modo?

Bene, in ogni caso, c’è un solo modo per non essere tolti di mezzo, ed è raggiungere gli obbiettivi e se possibile fare anche meglio. Quindi la conclusione è che mi devo fidare, e loro, il venditore, il nerd, il ragioniere e l’amministrativa part time devono fidarsi di me. Svuoto la tazza del cappuccino e sgranocchio la punta del cornetto, con tutta la cautela del caso, non ho voglia di macchiarmi con la marmellata, guardo i miei interlocutori che si aspettano qualcosa, respiro profondamente e parto con il pistolotto motivazionale.

O meglio, quello che loro credono sarà un pistolotto motivazionale, in realtà è più qualcosa tipo l’orazione di Marco Antonio che lei mi ha fatto vedere e rivedere nell’interpretazione di Marlon Brando. E mi ha detto: “Guai a te se provi ad imitarlo, per carità. Ma cerca di capire l’uso dei tempi per dare un ritmo al discorso, e quelli certamente sì, dovresti imitarli”.

Quindi comincio tessendo le lodi dei capi che hanno avuto fiducia in un’idea un po’ diversa dal solito, cioè uno sviluppo per linee interne, i vecchi clienti come risorsa da valorizzare e recuperare; poi faccio i complimenti a tutti ed a ciascuno dei presenti, perché fanno parte di questo team, ed hanno la possibilità di lavorare in questo gruppo con persone meravigliose – sì, sto esagerando, ma si chiama ironia, non vi preoccupate. E la capiscono, li vedo sorridere.

Vado avanti. Abbiamo tre mesi di tempo per far vedere che, meravigliosi o no, sappiamo fare il nostro lavoro, e significa dimenticare di guardare l’orologio. No, faccio un gesto alla collega part time, non vale per te, ovviamente, aggiungo subito, ma promettimi che le normative te le studi a casa o sull’autobus, per favore, e quello che non è chiaro te lo fai spiegare poi qui.

La collega annuisce. Sono quasi alla fine dell’orazion picciola e concludo, spiegando che tra mezz’ora vado a raccontare un sacco di belle cose ai capi, tipo che pensiamo di contattare almeno dieci clienti al giorno e di visitarne almeno quattro, e tutto questo senza aggravare il lavoro amministrativo ordinario perché la contabilità ce la faremo da soli, ed anche la reportistica. Li guardo più o meno negli occhi e concludo chiedendogli: posso andare a dirlo, o andrà a finire che sono balle? Sapete, è la frase finale, io detesto raccontare bugie.

Annuiscono tutti. No, replico, voglio sentirvelo dire, da bravi, e più che altro mi sembra di essere il sergente istruttore cattivo di Ufficiale e Gentiluomo, e uno dopo l’altro rispondono che sì, va bene, lo facciamo. Per ultima la collega amministrativa part time, che sembra un po’ perplessa, e forse ha capito cosa c’è dietro la creazione di questo gruppo di lavoro. E sì che era proprio entusiasta, quando ci siamo incontrate prima delle ferie. O forse è solo paura di dover lavorare troppo.

Annunci