Team Building – Seconda parte

di cristinadellamore

(Qui la prima parte)

Cappuccino e cornetto per tutti, ovviamente, offro io. Anche il sorriso del commerciale è falso, ma mi preoccupa meno: vuol dire che è entrato nella parte, nessuno comprerebbe qualcosa da un venditore triste, ed è una delle prime lezioni di marketing operativo che mi hanno impartito. Dietro il sorriso professionale c’è tutta la ferocia del caso, e ovviamente anche questo va bene per vendere: si tratta solo di indirizzarla. Al momento il bersaglio sono io, ma ho visto di peggio, e questo collega non mi fa paura.

I cornetti sono freschissimi, ovviamente appena fatti, e li spazzeremo via tutti, faccio portare un altro vassoio prima di chiedere un attimo di attenzione. Mi fissano tutti, baffi di schiuma sui labbri superiori, briciole più o meno dappertutto, e una domanda negli occhi dell’amministrativa part time e del nerd. Vorrebbero chiedermi perché siamo qui, con mezz’ora di sonno in meno, invece che in ufficio. Ma sono abbastanza intelligenti da tacere. Il ragioniere pensionando sotto i baffi di schiuma invece sorride perché lo ha capito benissimo, il venditore sorride perché non sa fare altro e magari neanche ci pensa, è uno che in ufficio ci sta pochissimo, ci provò con me quando facevo la receptionist e smise di degnarmi della sua attenzione quando rifiutai il suo dono di dio alle donne. Bene, adesso deve darmi retta perché, guarda caso, non ha dato le dimissioni.

Quindi spiego, a voce bassa per costringerli a stare attenti, che oggi parlerò con i grandi capi, e quello che dirò l’ho anticipato a loro ieri sera, e mi auguro che lo abbiano letto con attenzione. Attimo di panico, magari hanno paura che li interrogo? Naturalmente no, mi limito a chiedere se ci sono suggerimenti, aggiunte o correzioni. Guardo in faccia l’amministrativa e le chiedo se pensa di farcela con tutti gli adempimenti contabili e soprattutto con i punteggi di affidabilità dei clienti; lei abbassa gli occhi e confessa che di quello non sa niente, lei registra le fatture e basta. Bene, dovrà studiare la normativa interna, ha mezza giornata per imparare, il ragioniere pensionando potrà aiutarla, si offre lui stesso mentre io comincio a dirlo, e conclude, il ragioniere, che deve pur passare le consegne a qualcuno quando andrà finalmente in pensione e potrà dedicarsi al suo hobby preferito.

Il nerd gli chiede quale è e si strozza con mezzo cornetto alla risposta: le belle donne. Ridiamo un po’ tutti, l’atmosfera si sgela definitivamente, anche il commerciale sembra un po’ più rilassato. Ne approfitto, perché è il suo turno, e gli chiedo se ha ripulito la sua agenda. Risponde di sì, anche se non sembra più così tranquillo; evidentemente si rende conto che dopo la piazzata che ha fatto il mese scorso adesso si ritrova in una posizione particolarmente difficile. Prova a cavarsela con la parlantina, attacca un pistolotto da venditore per chiedermi scusa senza dirlo troppo chiaramente, ma in realtà non me ne importa. Voglio capire se mi posso fidare, e fino a che punto.

No, perché poi io ad un certo punto ci ho pensato e ripensato, e mi è venuto un dubbio, ma di quelli seri: come è stata messa assieme questa sporca mezza dozzina? Vediamo, c’è il ragioniere pensionando, e qui si spiega, tra un po’ se ne va, magari lo hanno messo in un recinto per allontanarlo dalle informazioni più sensibili che magari a qualche concorrente possono interessare. Dubitare di tutti è un buon modo per gestire la sicurezza, dal momento che anche i paranoici hanno dei nemici. Sempre nello stesso campo, c’è la collega part time, e insomma, lo so anche io che se il part time lo impone l’azienda è cosa buona e giusta, se lo richiede il lavoratore, al contrario, è solo una gran rottura.

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