Team Building – Prima parte

di cristinadellamore

(Qui trovate i precedenti)

Bisogna ricominciare a lavorare, anche se non mi spiego perché i capi hanno deciso di riaprire l’ufficio in una città ancora semivuota. Voglio dire, si spendono soldi per l’elettricità e tutto il resto, e cosa potremo vendere, se i clienti sono ancora in ferie? Comunque non dipende da me, quindi obbedisco, ma a modo mio.

Nel senso che ho convocato il mio piccolo team – compreso il venditore incazzato, che aveva minacciato di dare le dimissioni e spero abbia sbollito l’ira approfittando delle ferie – al bar all’angolo mezz’ora prima dell’orario di lavoro, e tutti hanno confermato. Solo dopo mi è venuto il dubbio che il bar potesse essere chiuso, e sarebbe stata una figura di merda, l’ideale per ricominciare il lavoro, ma ormai era troppo tardi per rimediare, ho baciato lei e non ci ho pensato più.

Quindi, viaggio meraviglioso senza traffico, caldo già di mattina presto e si andrà a correre stasera tardi, lei e la cugina mi hanno promesso di aspettarmi e di fare il mio turno per pulizie e cucina dal momento che lo studio è ancora chiuso, arrivo e trovo fortunatamente il bar aperto. Arrivo per prima, come ho previsto, anche per non dare troppo spettacolo scendendo dallo scooter con la gonna corta ed aderente che mi sta tanto bene. Un minuto e arriva il nerd spingendo una arrugginita bicicletta da donna, mi sembra soddisfatto di sé, d’altronde ieri sera mi ha inviato dieci pagine di presentazione per la relazione di apertura, il programma del mio gruppo da oggi a Natale; prima ancora di dirmi buongiorno mi chiede se può usare la mia catena per legare la bici visto che ha dimenticato a casa la sua, e insomma non è certamente cambiato in due settimane.

Io lo ringrazio per il lavoro fatto e mi allontano di un paio di passi perché si accende una sigaretta. Non è che mi dia fastidio, per carità, e d’altronde siamo in mezzo alla strada, cosa posso dirgli? Che mi fa venire voglia di chiedergliene una, comincio ad essere un po’ nervosa, e intanto arriva il ragioniere pensionando, a piedi, dalla fermata della metro: ha fatto una bella passeggiata ma sembra fresco e riposato, non ha nemmeno sudato. Vecchia scuola, mi saluta per primo sorridendo, e ci stringiamo la mano. Anche a lui ho mandato il testo, e dopo i brevi convenevoli mi dice che lo ha trovato molto ben fatto e che gli dispiace di non poter restare con me fino alla conclusione del progetto. Un bel complimento, gli prometto di tenerlo informato e ne ho un cambio un sorriso quasi da nonno fiero della nipotina.

Arriva anche la collega amministrativa part time, abbronzatissima e dimagrita, deve aver passato una gran bella estate, mi stringe la mano forse troppo a lungo ma poi che importa, visto che io non sono interessata? Importa, altro che, ed è come se sentissi la voce di lei: “Su certe cose non puoi far finta di niente, chiarisci subito la questione o ti troverai in mezzo ai casini”. Il ragioniere pensionando aveva promesso di parlare alla collega di questo, evidentemente non ci è riuscito, ci devo pensare io.

Manca solo il venditore. Lo aspettiamo? Ma sì, ha confermato obtorto collo che ci sarà, e sono davvero curiosa. Il mio telefonino personale vibra e squilla, è lei che come sempre mi fa gli auguri di buon lavoro e non faccio in tempo a rispondere perché sono assordata dal rombo di un motore da tantissimi cavalli e poi dal fischio delle gomme e dei freni: una specie di disco volante giallo inchioda ad un millimetro dal nostro gruppetto e ne esce il venditore, in alta uniforme. Vestito nero, camicia bianca, cravatta scura e abbronzatura falsa come una moneta da tre euro. Ci siamo tutti, e precedo la mia Armata Brancaleone nel bar.

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