Docce

di cristinadellamore

L’ora più calda, l’ora più pigra della giornata, col sole a picco, la mattinata passata quasi in un lampo dopo la corsa, la spesa al mercato, il lavoro ai fornelli nella grande cucina di questa grandissima casa e finalmente il piacere di mangiare in compagnia, lei ed io, le prelibatezze locali alle quali lei, anno dopo anno, giorno dopo giorno, mi sta ancora introducendo.

Messo tutto a posto, e lei ci tiene anche a lavare pavimento della cucina con straccio e detersivo, una cosa che facciamo a turno, ci rifugiamo nel salotto buono dopo aver deciso, di comune accordo e fin dall’inizio di queste ferie, di non esagerare con la pennichella pomeridiana. Se le poltrone comode ed avvolgenti ci invitano al sonno va bene, ma mettersi direttamente a letto sarebbe da sibarite – per tacere che in quel caso magari non dormiremmo affatto.

Oggi per conciliare il riposino ho preso un vecchio libro che lei mi ha suggerito, dopo averlo estratto dalla fornitissima libreria che il padre aveva creato anche qui: un saggio che cerca di analizzare le causa più immediate della Grande Guerra facendo la storia dei primi mesi del 1914. Ottima scelto, dopo due o tre pagine gli occhi mi si chiudono e tanti saluti a Francesco Ferdinando ed anche a lei, che si è accomodata sull’altra poltrona con uno scoraggiante librone dall’aspetto ancora più antico e sembra leggerlo con interesse.

Quando riapro gli occhi lei non c’è; ha lasciato il librone che stava leggendo, chiuso e con un mezzo foglio di carta a tenere il segno sulla poltrona. Invece il mio, di libro, è sul tappeto, ai miei piedi, aperto a chissà quale pagina e deve essere rotolato lì quando mi sono addormentata. Non ho dormito tanto, in realtà, una ventina di minuti secondo il telefonino, e adesso che sono sveglia e rinfrancata avrei proprio voglia di un caffè e di un bacio, non necessariamente in quest’ordine. Mi estraggo con cautela dalla poltrona e vado in cucina attraversando tutta la casa senza trovare lei, da nessuna parte. Cosa sta combinando, mi chiedo mentre preparo la moka più grande?

Il caffè borbotta nella caffettiera e mentre prendo due tazzine pulite dal pensile anni Sessanta sento la porta di casa che viene aperta cautamente, poi il noto rumore dei passi di lei sul pavimento di cotto del corridoio, infine l’odore di lei che entra in cucina e mi abbraccia da dietro, le mani sulle tette, le labbra sul collo. Va tutto bene, insomma, e non ho più voglia del caffè, che servo devotamente a lei meritandomi un altro bacio. Ma lei, dove era andata, a quest’ora e con questo caldo?

Lei insiste per pulire la caffettiera e lavare le tazzine, e intanto che mi avvicino con passo felpato per abbracciarla a mia volta mentre mi volta le spalle mi spiega: “Mi è venuta una mezza idea, amore. Stando qui due settimane perdiamo l’abbronzatura, ed io non ho voglia di scottarmi di nuovo quando potremo tornare al mare”.

E allora? Qui abbiamo un bel terrazzo sul quale potremmo anche prendere il sole, ne abbiamo parlato spesso ma quest’anno fa troppo caldo. Quando torneremo a Roma ed andremo al mare sarà mia cura ungerla ripetutamente con la crema, nessun problema. Ma tengo la lingua tra i denti, sono ad un passo da lei e non vedo l’ora di stringerla tra le braccia, spingerla contro il lavandino e prendere e dare un bel po’ di piacere.

“Però qui di fronte hanno la doccia solare, e per oggi non hanno prenotazioni”, conclude lei voltandosi con grazia ed abbracciandomi per prima. Le mani di lei corrono adesso sulla mia schiena, le sento attraverso il cotone della maglietta che indosso, e sono bollenti e gelate contemporaneamente. Mi si piegano un po’ le ginocchia, lei mi bacia e mi lecca le labbra per un istante e continua tenendomi stretta: “Che ne dici, facciamo un abbonamento? Per caso ho portato anche la crema doposole, la sera ce la potremo mettere e magari torniamo a Roma più abbronzate di quando siamo partite”. Ma certo, perfettamente d’accordo. Quando cominciamo, chiedo, e ricambio il bacio.

“Bene, abbiamo appuntamento tra mezz’ora. Hai qualche idea su come far passare il tempo”? Certo che sì, e comincio subito.