Riscaldiamoci

di cristinadellamore

“E’ rinfrescato, amore, e dobbiamo approfittarne”. Appena uscita dalla stanza da bagno, tiepida ed umida di doccia, mi sono trovata davanti lei che ha indossato bustino di pelle, guanti lunghi fin sopra il gomito, calze nere con la riga che le arrivano molto in alto sulle cosce e le decoltés col tacco da dodici centimetri riservate alle grandi occasioni; il sottile frustino nero le pendeva negligentemente dal polso.

“Ho preparato tutto per farti una sorpresa, amore”, ha aggiunto, e mi ha voltato le spalle per precedermi lungo il corridoio fino al piccolo salotto che lei ed il fratello chiamano, e non ho mai capito perché, studio. Mi ha offerto così lo spettacolo del suo culo alto ed elegante e mi si è definitivamente seccata la bocca, mentre tutto il liquido del mio corpo si è concentrato tra le mie gambe. Le ginocchia un po’ molli, ho seguito lei a tre passi di distanza.

“Se ti comporterai bene, amore, ti concederò di baciarlo e leccarlo, non temere”, ha detto senza nemmeno voltarsi. D’accordo, io le appartengo, corpo ed anima, sono cosa sua, ma continuo a non capire come faccia a leggermi nel pensiero, e preferisco non indagare, anche se ogni volta rimango sorpresa.

“Non fare aspettare la tua Signora, amore. Vieni avanti”. Lei mi ha sollecitata dove aver girato l’angolo del corridoio, ed io ho ovviamente obbedito. Mi sono accorta che nel breve tempo della mia doccia lei ha trovato il tempo di vestirsi da Signora, ma non solo: ha anche spostato l’antico tavolo tondo di ciliegio al centro della stanza e lo ha aperto utilizzando le tavole conservate chissà dove (ma lei sapeva dove trovarle) fino a renderlo un’ellisse lunga poco più di un metro e mezzo, e ci ha piazzato sopra, in bella evidenza, collare, manette e cavigliere. Non contenta, ha acceso qualche bastoncino di incenso, e questo è un gesto che mi colpisce sempre. Sì, perché a me piace moltissimo quel profumo, mentre a lei dà addirittura il mal di testa. Insomma, questa è una serata tutta dedicata a me.

Mi sono inginocchiata per ricevere il collare, ho stretto manette e cavigliere alle caviglie ed ai polsi e sono rimasta ad attendere gli ordini. Con la punta del frustino lei ha indicato il tavolo, mi ci sono devotamente stesa sopra, piegata in due, il culo esposto, e intanto mi sono chiesta se avrebbe cominciato con le frustate o se avrebbe voluto, prima, dilatarmi con un plug. Qualunque cosa, per riempire il mio desiderio di lei.

E invece il tocco del frustino sul filo delle natiche è una carezza, e la voce di lei mi è arrivata da molto lontano: “Non così, amore. Girati”. Allora, con cautela, perché so che questo venerabile pezzo di arredamento ha almeno un centinaio di anni, mi ci sono arrampicata sopra e, dopo un altro cenno, sdraiata a pancia in su. Non sono alta ma il tavolo è piccolo: la testa e le braccia penzoloni, le gambe piegate alle ginocchia. Lei mi ha accarezzata col frustino sulle tette, quasi per controllare che avessi i capezzoli eretti, poi ha fatto qualcosa, in fretta, e mi sono trovata felicemente incaprettata, impossibilitata a muovermi. Non che ne abbia voglia, in realtà. Guardo lei da sotto in su, alla rovescia, e mi beo del sorriso che mi dedica.

“Sei bellissima, amore”, e dopo avermelo detto si è chinata su di me, mi ha sfiorato le labbra con un bacio ed è di nuovo sparita dalla mia visuale., ed ho sentito il filo di aria fresca diretta proprio sulla mia fica: ha aperto il balcone che dà sulla piazzetta. Ho fatto in tempo a pensare che proprio dirimpetto a noi c’è la canonica, chissà se questo parroco giovane e bello ha voglia di affacciarsi per un’ultima sigaretta e magari ha l’occasione di godersi uno spettacolo, ma la voce di lei mi ha richiamato all’ordine.

“Rilassati, amore, ci metterò pochi minuti”. Come sarebbe pochi minuti? Ho fatto appena in tempo a pensare che voglio restare qui, nelle sue mani, tutta la notte, quando al gradevole fresco sulla mia fica rovente si è aggiunto qualcosa. Un calore sul pancino esposto, qualcosa che improvvisamente brucia colando da tutte le parti, e mi è scappato un piccolo grido: di sorpresa, di dolore e poi di piacere. E’ cera fusa, lo ho capito subito.

E poi la sferzata sul seno, il familiare e graditissimo dolore ai capezzoli, il brivido che mi attraversa il corpo. Giusto, prima ancora che lei dica qualcosa riesco a ringraziarla.

“Temevo lo avessi scordato, amore. Comportati bene e sarai premiata”, mi ha ricordato lei. Ed ha ricominciato a decorarmi il corpo con la cera fusa: una goccia bollente sul clitoride che mi fa sobbalzare, una lunga colata tra le tette, e per finire, rovente e deliziosa, sui capezzoli.

“Non venire, amore, altrimenti ti punirò”. Lei mi conosce come nessun’altra, addirittura meglio di me. Ho contratto tutti i muscoli per controllarmi, e sono rimasta sull’orlo dell’orgasmo. Tutto il mio corpo brucia, e non solo per il calore della cera fusa – l’ultima dose alla base del collo, subito sotto il collare.

“Molto bene, amore. Adesso avrai il tuo premio”. Lei si è spostata ed ho potuto vederla: davanti ai miei occhi la sua fica profumata. Mi ha permesso finalmente di leccarla, sentire il sapore paradisiaco del desiderio di me, in attesa di quello non meno ubriacante del piacere.

Lei è venuta e sono venuta anch’io, ma ancora non abbiamo finito.