Inviti

di cristinadellamore

“Non so se è il caso, ma mia cugina insiste. E allora facciamolo, dai”. Lei non ha l’aria convinta, in realtà, e secondo me è prematuro ed anche un po’ assurdo, visto che stiamo parlando di invitare a cena il professore, neanche fossimo davvero i genitori cui far conoscere il moroso. La cugina vuole la nostra approvazione, provo a dire, ci tiene al nostro parere, dovremmo essere lusingate. O no? “Non lo so. C’è la differenza di età, ci potrebbe essere una fragilità di mia cugina, ma continuo a non capire”. La cugina ci ha raccontato un bel po’ di cose sul professore, io ho paura di scoppiare a ridergli in faccia immaginando con un plug infilato nel culo, più che altro, lo dico e lei davvero si mette a ridere, mi abbraccia forte e mi bacia.


Siamo a letto, la luce è spenta e davvero dovremmo dormire, ma lei non ci riesce, questa cosa le rode dentro; la conosco, resterà sveglia a pensarci fino a domani mattina. Mi chiedo cosa posso fare per tranquillizzarla. Vediamo, abbiamo fatto l’amore ed è stato bellissimo, lei è venuta sotto di me, a pancia in giù, soffocando nel cuscino la sua risata di gioia, mentre io avevo il più completo possesso del suo corpo. Ci siamo coccolate, dopo, a lungo, raccontandoci stupidaggini mischiate a cose serie. Lei, per esempio, mi ha dimostrato per l’ennesima volta che ho una tetta più piccola dell’altra.

“Vedi, la sinistra sta nella mia mano, la destra scappa da tutte le parti”. Io la ho pregata di continuare a provare e lei, stringendo quanto bastava per farmi sentire che le appartengo totalmente, abbastanza da farmi venire voglia di ricominciare a fare l’amore, mi ha promesso che non farà come facevano le Amazzoni. Non l’ho capita ma ho fatto finta di niente, poi andrò a controllare. Insomma, lei mi tiene abbracciata, aspetta che mi addormenti ma non dorme e non dormirà, maledizione. Ci penso e finalmente trovo la soluzione.

Mi svincolo dolcemente dal suo abbraccio, nella penombra afferro la maglietta già pronta per la corsa di domani mattina e la indosso mentre esco dalla nostra stanza da letto. Che poi, ogni volta che ci penso mi sento male per la felicità: è la nostra camera, dove io appartengo a lei e lei appartiene a me, ed è sempre un pensiero che mi colpisce sotto la cintura e non mi fa male, anzi, tutto il contrario.

C’è tutta casa da attraversare, la nostra casa, come ripete sempre lei ed io invece non ci riesco e faccio finta di niente, ogni volta ho paura che sia un bel sogno e basta. La attraverso, comunque, senza accendere la luce, e mi fermo dietro la porta dell’ultima stanza, quella esposta a nord, dove dorme la cugina. Dalla cornice della porta non si vede la luce, tutto spento; prima di bussare trattengo il respiro e tendo l’orecchio, mi sembra di sentire un piccolo, educato gemito e sorrido nel buio. E’ una cattiveria, lo so, ma lo faccio: busso ed entro; le ho rovinato l’orgasmo ma se lo merita, visto che ha reso inquieta lei.

C’è un gran frusciare di lenzuola e l’inequivocabile rumore di qualcosa di pesante che cade sul pavimento, e so di cosa si tratta. Sempre sorridendo spiego alla cugina che lei le vuole parlare ed ottengo la reazione che mi aspettavo: la cugina scatta, vola giù dal letto, si mette sull’attenti o quasi. E’ decentemente coperta da una maglietta che le arriva a mezza coscia, ed improvvisamente mi rendo conto che la mia si ferma all’ombelico; non importa, siamo fra ragazze, ma certo che stare con la fichetta depilata ed ancora palesemente dilatata al vento nuoce un po’ alla mia autorevolezza. Non importa, precedo la cugina e ci accomodiamo sull’orlo del nostro lettone, dove lei ci aspetta con l’aria un po’ perplessa.

Insomma, io domando, la cugina risponde, lei ascolta, quindi semplifico. Il professore le sembra l’uomo giusto, almeno per il momento, al cui fianco affrontare la vita. Non solo per il sesso, ovviamente, e la precisazione mi sembra interessante, ma per il modo di vivere e quello di pensare. Sa che lei lo conosce, almeno per interposta persona, e proprio per questo vuole che lo incontriamo, lo soppesiamo, lo valutiamo. Certo, alla fine farà di testa sua, e solo per questa conclusione si meriterebbe un applauso.

Lei ci pensa un attimo, per una volta neanche mi guarda tanto è concentrata, e sì che sono lì, davanti a lei, seduta con le gambe incrociate ed espongo tutta la mercanzia. La cosa non mi piace per niente ma diciamo che me la sono cercata.

Finalmente lei pronuncia la sentenza: “Ottima idea. Decidi tu il menu, e pensaci bene, perché sarai tu a lavorare in cucina”. E adesso so che lei dormirà benissimo, e sarò io a svegliarla: prima di chiederle conto e ragione di una mancanza di interesse saprò certamente attirare la sua attenzione.

 

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