Rituali – Sesta parte

di cristinadellamore

E insomma, a parte il caldo e l’odore di fumo e brace – oramai siamo ad un passo dal falò sento comunque qualcosa quando prendo la cugina per mano e lei fa lo stesso. Tipo una scossa elettrica, tanto che mi chiedo se non è possibile che in qualche modo si sia caricata di elettricità statica. Guardo lei e mi accorgo che è ugualmente sorpresa. Tutto questo un po’ mi distrae, siamo arrivate così vicino a una di queste sacerdotesse e non voglio perdere l’occasione di darci un’occhiata più da vicino.

Dunque, la maschera sembra proprio di cartapesta, è fatta molto bene, per quello che posso vedere il disegno imita quasi alla perfezione anche il pelo di un certosino, in tutte le sfumature possibili tra grigio e bianco; ci sono anche le vibrisse, figuriamoci, e se non fosse così in alto mi verrebbe davvero voglia di accarezzarla aspettandomi che faccia le fusa. Visto che ha la luce alle spalle, l’illusione è perfetta anche per gli occhi. Voglio dire, sicuramente ci sono dei buchi per consentire a questa celebrante, sacerdotessa o come diavolo si faccia chiamare di vedere dove stia andando, ma io non riesco a distinguerli. Però sento il suo sguardo su di me, di un’intensità che pensavo avesse solo quello di lei.

Sia mai che mi lascio intimidire, neanche in queste circostanze. Stringo la mano della cugina, dall’altra parte lei fa lo stesso, e proseguo nell’esame. Sotto la maschera che si appoggia sulle spalle c’è subito il mantello, tenuto fermo da una catenella che in qualche modo luccica e riflette i bagliori delle torce che ho alle spalle. Fermo, non chiuso, e sotto la stoffa scura, nera o blu, si intravede la pelle bianchissima della gola; intuisco anche la curva del seno e, più in basso, un’altra macchia chiara. Non lo ha chiuso bene, dopo aver lasciato andare la cugina, e non può tenerlo chiuso, ha ancora le braccia protese. Caso o malizia?

Non importa. Lei sta arretrando, lo sguardo fisso su di me, la cugina che la tiene per mano, ed io non posso restare qui; ho fatto la monella abbastanza, non è il caso di insistere, questo immagino vorrebbe dirmi lei. E sia, ma questo è un piccolo duello che voglio vincere, sono davanti alla rappresentante di una dea e voglio dimostrare che non ho paura. E visto che anche io ho le mani impegnate, anche io sto dando spettacolo, ovviamente; sono più bassa di trenta centimetri ma ho dei bei contrappesi davanti, e secondo me si vedono. Anzi, dal momento che sono illuminata in pieno dal falò, probabilmente si vedono meglio. Scacco matto, dea.

Il ritorno a casa non ha storia. Lei ha provato a parlare con la cugina che però ha le labbra sigillate, insomma non può parlare di questo rito, sotto pena di vedersi privata di ogni beneficio ne abbia tratto, io mi sono limitata e pensare che istante ci portava più vicine a casa e, finalmente, agli abbracci di lei. Alla fine degli abbracci, cominciati sotto la doccia, lei mi ha gentilmente sculacciata mentre ancora stavo tremando per il piacere, e poi mi ha detto: “Visto che hai il coraggio di sfidare gli dei, dovrei chiamarti Prometeo”.

In realtà non è vero: io ho solo una dea, e non la sfiderei mai.

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