Rituali – Quinta parte

di cristinadellamore

Contro le fiamme che cambiano colore in continuazione le sagome delle supplici, ancora in ginocchio, sembrano diventare più piccole. Perché dal fuoco, o almeno così pare, sono uscite delle figure ammantellate che mi sembrano di dimensioni ben più che umane. Chi sono? Da dove sono sbucate? Il calore delle fiamme arriva fin qui, accidenti, non possono esserci passate in mezzo; e poi, vanno anche bene i tabarri che portano e che magari sono strategicamente imbottiti per allargare le spalle, e va bene che esistono scarpe che ti rialzano di un bel po’, anche se qui sarebbero terribilmente scomode, ma stiamo parlando di due, anzi tre persone che secondo me superano abbondantemente i due metri. Guardo meglio, e intanto vengo gentilmente sollecitata, dobbiamo ricominciare a girare, stavolta nell’altro senso. Vorrei guardare lei, e soprattutto parlarle, ma non è possibile, anche perché la musica è diventata più forte e più ritmata, soffocherebbe la mia voce, e ci hanno ingiunto di tacere fino a diverso avviso.

Girando, mi accorgo che i nuovi venuti sono più di tre, ce ne sono anche dall’altra parte, e insomma uno per ogni supplice. E finalmente vedo meglio: indossano delle enormi teste sagomate, spero di cartapesta o di plastica perché altrimenti sarebbero pesantissime, ed è per questo che sembrano così alti. No, le teste non sono in forma di capro ma di gatto, da quel che posso capire. Ognuno di loro torreggia davanti ad una supplice, e non vedo l’ora di completare il giro, voglio ritornare alle spalle della cugina che potrebbe avere bisogno di aiuto, e accidenti, a rischio di mandare a monte tutto se le fanno qualcosa io intervengo, giuro. Lei mi stringe più forte la mano, sento che è un po’ sudata, come la mia, e che anche lei è pronta ad intervenire, ed ecco perché lei, come sempre, ha avuto ragione e siamo venute anche noi.

Un passo dopo l’altro, circumnavighiamo il falò e così ho modo di verificare che tutte le supplici sono ancora lì, inginocchiate e quasi estatiche ai piedi delle figure mascherate, che restano a loro volta impalate, quasi sull’attenti. Poi un nuovo cambio di musica e i mascheroni alzano le braccia dritte verso il cielo, tutti assieme, i mantelli si aprirono e mi accorsi che sotto le maschere e la pesante stoffa c’erano delle donne, che indossano anche, come avevo ipotizzato, scarpe con una alta zeppa. Mi deve essere sfuggito il segnale, ancora una volta: le supplici si muovono tutte assieme ed abbracciano i fianchi delle donne in piedi davanti a loro, che abbassano le braccia con gesto ieratico, ed i mantelli si chiudono di nuovo avvolgendo ciascuno la supplice in ginocchio.

Mi aspetto di dovermi fermare e invece no, completato il giro ne iniziamo un altro, e poi un altro ancora, sempre più lentamente, e mi chiedo quale di noi ci stia dando il tempo, e poi mi chiedo cosa stia combinando la cugina accovacciata lì sotto, e poi non mi chiedo più niente perché ci fermiamo, finalmente, e finalmente la cugina e le altre supplici ricompaiono mentre la musica tace. Non sono più in ginocchio ma in piedi, e sono tenute per le mani dalle donne intabarrate e mascherate che adesso hanno lasciato cadere i mantelli ma hanno tenuto le maschere.

Strattone alle braccia, stavolta non ci muoviamo in tondo ma ci avviciniamo al falò, ad ogni passo sento più caldo; se capisco bene, dobbiamo recuperare la cugina prendendola ritualmente in consegna dalla divinità mascherata, o dalla persona che ne fa le veci su questa terra. Interessante, una sorta di neopaganesimo, magari il prossimo passo sarà il solstizio d’estate a Stonehenge. E la cosa non mi dispiacerebbe, così lei non avrebbe scuse e potremmo fare anche un fine settimana a Londra, è da tanto che lo sogno.

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