Rituali – Quarta parte

di cristinadellamore

Cosa stiamo facendo? Stiamo evocando qualche demone, magari? Ho letto qualcosa, gentilmente indirizzata da lei verso un paio di libri ingialliti nella nostra biblioteca, ed ho scoperto che anticamente in queste occasioni girava roba davvero buona e che, una volta interrogate in modo molto persuasivo le partecipanti raccontavano di essersi accoppiate con un maschio dalle fattezze in parte caprine e dalla virilità enorme ed inesauribile. Ecco, sulla prima magari sarei d’accordo, sulla seconda avrei qualche perplessità. No, anche perché, per quanto abbia letto e fatto ricerche su internet, non ho trovato prove che i desideri espressi in quelle circostanze fossero mai stati esauditi.

L’importante è la mano di lei che stringe la mia, ovviamente; ho perso di vista la cugina per la doppia rotazione e sento un bel po’ di caldo per il fuoco; non solo, abituata al massimo al caminetto della casa in montagna non immaginavo che l’espressione “il ruggire delle fiamme” fosse così azzeccata. Sento un rombo continuo, che sale e scende di tono, e magari dipende da qualche alito di vento. Sento anche caldo, e chissà la cugina e le altre che sono con lei, ancora più vicine al fuoco, come possono stare.

Sarà che mi sono distratta, quasi finisco col culo per terra quando il circolo di cui faccio parte si ferma, senza preavviso, chissà come è arrivato l’ordine. Si è fermato anche quello più interno e accidenti se non siamo nell’esatta posizione di partenza, o almeno credo, perché davanti a me c’è la cugina. Come faccio a riconoscerla? Semplice: come tutte le altre ragazze, si è sbarazzata del mantello e devo dire che, rispetto alle altre supplici ha un fisico da urlo; non ne sono sorpresa, lo conosco bene, ma mi meraviglia vedere, accanto alla cugina, che meschina figura ci facciano altre donne. E improvvisamente mi chiedo se sembro anche io così, magari quando corriamo o ci stendiamo al sole. Certo, l’atmosfera aiuta. Ma non è che dovremo spogliarci anche noi, qui dietro? E per fare cosa, poi?

Guardo lei che mi sembra perplessa, poi ricomincio a guardare dritto davanti a me. La cugina e le altre supplici sono in ginocchio, adesso, devo essermi persa il momento in cui è arrivato l’ordine, o il segnale, o quello che è stato, ed anche il modo in cui è stato trasmesso. Dobbiamo inginocchiarci anche noi? Provo a guardarmi attorno; e no, tutte in piedi, tutte a tenersi per mano, magari dovremmo concentrarci su qualcosa ma io non so su cosa.

Poi qualcuna comincia a cantare. Proprio così, una nenia che sembra una ninnananna, ma con una gran voce, tale da sovrastare anche il rumore delle fiamme che diventano sempre più alte, e comunque è davvero ipnotica. Gli occhi fissi sul fuoco, nelle orecchie il canto, chissà se mi capita qualcosa tipo la levitazione o magari una visione strana. Diciamo che non mi dispiacerebbe, visto quello che speso lei per questa strana serata, e pensare che io pensavo di fare pizza e cinemino: per tutte e tre non avremmo superato i cento euro, a voler proprio trattarci di lusso.

Ovviamente no, nessuna visione, nessuna sensazione paranormale. Mi sento tirare gentilmente e al ritmo lento della musica ricominciamo a muoverci. Cioè, non dobbiamo riprendere a girare in tondo, ma soltanto oscillare avanti e indietro, ferme sul posto. Almeno facciamo un po’ di moto. Oscillando, invece di risvegliarmi mi sento ancora più coinvolta – e probabilmente è voluto, qui c’è dietro gente che forse non ha poteri metafisici (sempre che si dica così), ma di psicologia se ne intende davvero tanto.

Strizzo gli occhi per liberarli dal sudore e sì, sta succedendo qualcosa. Tanto per cominciare, il falò ha cambiato colore, ci sono vampe azzurre e verdi che si distinguono nettamente. Poi è cambiato anche l’odore, e al posto della legna bruciata sento distintamente il profumo dell’erba appena tagliata e quello della lavanda. Provo a guardare lei, e mi accorgo che sta guardando me, e che come me è sorpresa. La serata è appena iniziata, allora. Sono curiosa e, improvvisamente, preoccupata. Molto preoccupata.

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