Telefoni – Undicesima parte

di cristinadellamore

So che lei mantiene sempre le promesse, e quando finalmente siamo arrivate, abbiamo stretto la mano all’oste ed al cameriere che poi è il figlio, e ci siamo sedute una davanti all’altra, mentre accanto a lei è seduta la cugina, non riesco a pensare a niente di diverso; lei capisce benissimo, tiene desta la conversazione ed ordina anche per me, e mi versa un bicchiere del vino bianco che ci portano nella tradizionale foglietta dicendomi: “Amore, bevine un bel sorso, te lo sei meritato”.

E intanto la cugina ci spiega che sì, la casa non si riconosce più, ma è stata ristrutturata con un certo gusto, ci sono particolari fatti benissimo, e quindi certo che è stata una botta, ma meno forte di quella che immaginava. Non solo, con questi qui deve restare in contatto perché ha promesso alla signora che faceva le pulizie da loro di metterci una parola buona per trovarle un altro lavoro, magari in questo bed and breakfast ne hanno bisogno. Poi, forse le si è seccata la gola, svuota il bicchiere d’un fiato – tanto non è lei che deve guidare, e quando lo appoggia sul tavolo, coperto da un bel foglio di carta pesante che fa le veci della tovaglia, mi accorgo che la mano le trema e non posso trattenermi, gliela prendo con la mia e la stringo, e lei fa lo stesso con l’altra.

E’ un attimo, perché lei, contemporaneamente, prende a sfiorarmi la caviglia con la punta del decolté: mi vuole, è in credito con me ed io pago sempre i miei debiti.

Formiamo una specie di gruppo laocoontico che si scioglie quando arriva il cameriere con gli assaggi, una tradizione del locale. In attesa della cacio e pepe per tutte, generose mezze porzioni di pasta e fagioli, che nonostante il caldo vanno giù benissimo. Mangiamo; mangio e sento addosso gli occhi di lei, la sua carezza si è fatta più insistente e precisa, mi sta dando un ordine ma non ho ancora capito quale.

Svuotati i piatti, arriva tempestivo il primo e finalmente capisco; è un gioco che abbiamo sempre detto di voler fare ma che è rimasto nelle intenzioni, e stasera è davvero divertente visto che non siamo sole. Assaggio la pasta, dico che scotta ed è questione di un attimo, ho le mutandine attorcigliate alle caviglie, non so se la cugina se ne accorge ma non importa, adesso devo recuperarle, provo a piegare le gambe ma non c’è niente da fare, devo chinarmi sotto il tavolo, e la scusa è che mi cade il coltello. Un bel movimento da palestra piegandomi sulle ginocchia ed ecco fatto.

Per fortuna preferisco perizoma o mutandine molto piccole: a lei piace vedermele addosso, adora quando le tolgo davanti a lei, adora togliermele con un po’ di brutalità. Non solo, adora imbavagliarmi, a volte, con le mie stesse mutandine, e se sono piccole sono più a mio agio; poi a volte mi bacia, le prende con la lingua e mi consente di dirle che la amo. Comunque tutto questo per spiegarvi che anche quelle che ho indossato per tutto il giorno stanno in una mano, quindi mentre continuo a mangiare mi sporgo un po’ sul tavolo e le offro a lei, senza che nessuno possa vedere. E lei mi sorride, accetta l’offerta e come al solito apre la mano.

La cugina guarda, vede, sussulta e sorride a sua volta, con una certa complicità. Magari sta pensando a cosa potrebbe fare con il professore, chi lo sa. Lei continua compitamente a maggiore l’abbondantissima porzione di rigatoni cacio e pepe ed io cerco di imitarla, ma ormai sto pensando ad altro, lei non ha smesso di accarezzarmi le caviglie e con gesto naturale infila le mie mutandine sotto la camicetta prima, dentro il reggiseno poi. So che ha i capezzoli dritti e durissimi in questo momento, e in qualche modo mi sembra di accarezzarli, proprio in questo momento. So che me le restituirà una volta a casa, ma dovrò meritarmelo.

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