Telefoni – Nona parte

di cristinadellamore

Un risultato lo ottengo: il commerciale smette di guardarmi le cosce e mi fissa con gli occhi sbarrati, poi si rivolge al computer sulla scrivania per rivolgersi al direttore commerciale, il quale si limita a dichiarare chiusa la riunione e sparisce con l’accompagnamento di una piccola scarica di elettricità statica. E no, è il nerd che, nell’altra metà dello schermo sta facendo del suo meglio per non ridere e siccome non ci riesce ha spento il microfono.

La faccia del commerciale è una meravigliosa via di mezzo tra incredulità ed ira, ed io devo ancora metterci il carico da undici, e gli dico che la sua agenda, di qui alla scadenza del progetto, la terrò io, e passerò ai colleghi tutti gli appuntamenti già fissati. Che poi ovviamente non sarò io a farlo, se ne occuperà, o almeno lo spero, l’amministrativa con la quale lunedì mattina dovrò assolutamente fare quattro chiacchiere; e comunque è davvero tardi, è venerdì pomeriggio ed il direttore commerciale ci ha messi in libertà: senza neanche pronunciare le parole di rito (“ci sono domande?, o meglio ancora “c’è qualche punto da approfondire?”) auguro a tutti un buon fine settimana, ostentando una sicurezza che non provo neanche lontanamente chiudo il portatile dicendomi che dovrò ricordarmi di spegnerlo prima o poi e mi rifugio nuovamente in bagno.

Soffocando un conato di vomito provocato indubbiamente dal nervosismo mi guardo nel piccolo specchio un po’ opaco. Per aver affrontato una giornata così sono ancora presentabile, non ho nessuna voglia di truccarmi di nuovo e decido che per oggi ne ho avuto abbastanza, l’appunto che ho promesso al direttore generale può aspettare domani, quando avrò parlato anche con l’amministrativa.

Imbracciando il telefono esco dal bagno, gli occhi chini sullo schermo imbocco il breve corridoio e mi fermo un attimo prima del patatrac: il commerciale è piantato davanti alla porta del direttore generale, non ha certamente l’aspetto di un supplice ed io stavo per andargli direttamente addosso, e non sarebbe stata una cosa divertente. Provo a disinteressarmi della cosa componendo un messaggio per lei, e invece non posso perché il commerciale si volta e mi affronta.

Non ha nessuna voglia di lavorare con me, a queste condizioni, dice, e non ha nessuna intenzione di abbandonare il portafoglio di clienti. Quindi non devo contare su di lui, per lunedì mattina, e neanche in qualsiasi altro giorno, piuttosto dà le dimissioni. Io lo lascio sfogare, chiedendomi quali alternative possa avere: non credo che il direttore generale cambierà idea, quindi mi limito a rispondere, alla fine, quando ha finito il fiato e le parole, ed è una cosa strana per un commerciale, che questo è un’azienda e non una galera e che può sempre prendere tutte le decisioni che crede. Vorrei aggiungere che sono dispiaciuta dalla reazione, questo qui con me si è sempre comportato correttamente, anche i primi tempi, quando mi limitavo a mettere in mostra cosce e tette dietro la scrivania all’ingresso – strategicamente dal piano di vetro trasparente – o quando portavo il caffè in sala riunioni in occasione di visite di clienti importanti; possibile che l’abbia presa così male?

Gira sui tacchi e se ne va, e quel messaggio a lei deve aspettare perché squilla il telefono aziendale e, accidenti, e l’amministrativa che mi chiama da casa. Mi chiede scusa per essere andata via, oggi pomeriggio, mi assicura che da lunedì sarà a disposizione e mi fa un po’ di moine; il ragioniere pensionando deve averla avvisata, e chissà se è questa è tutta farina del suo sacco o se sta ripetendo una lezioncina imparata per l’occasione. Comunque, anche se si tratta almeno per il cinquanta per cento di frasi di circostanza fa sempre piacere sentirsele dire, quindi non taglio corto, la lascio parlare finché non arriva al punto.

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