Telefoni – Ottava parte

di cristinadellamore

Anche perché trovo un messaggio del collega commerciale che è già diventato mio collaboratore anche se ancora non lo sa. Devono averlo convocato, comunque, perché mi scrive che dovremo fare una riunione oggi pomeriggio, lui rientra alle cinque, ci possiamo incontrare a quell’ora, e dal tono mi rendo conto che se si aspetta qualcosa è di prendere magari il mio posto nel team, non certamente di dover lavorare per me.

Le cinque sono ragionevolmente vicine: quanto basta per convocare il ragioniere pensionando alla mia scrivania e mettermi in contatto con il nerd che ovviamente è a casa sua ma non manca mai una videochiamata, e mi chiedo oziosamente se abbia, nei ritagli di tempo, una vita. Li avviso, il ragioniere mi stringe forte la mano e mi fa le congratulazioni, il nerd scoppia a ridere di gusto e dice quello che sto pensando, cioè che la riunione di oggi pomeriggio sarà molto divertente, peccato che lui non potrà esserci di persona.

Ultima domanda che mi pongo: me la devo vedere io, tutto da sola? E la risposta, ovviamente, è sì, fa parte del gioco, lo so bene che ai capi fa piacere vedere i dipendenti sbranarsi per le briciole, e quelli che magari sono un po’ meno sadici ne approfittano lo stesso per valutarne il potenziale, e quindi se io fossi al posto del direttore generale farei in modo non di essere presente ma di assistere comunque all’incontro. E guarda caso, un attimo prima delle cinque lo schermo del mio portatile si divide in due, da una parte il nerd, dall’altra il segretario/receptionist/factotum con la solita aria da funerale che sparisce un istante dopo per lasciare il posto al direttore commerciale che è evidentemente in avanscoperta per il direttore generale. D’altronde noi, per questi qui, siamo davvero tutti uguali, quando sono arrivati ed hanno preso il comando ci hanno trovati qui, non ci hanno scelti, magari riescono davvero ad essere onesti nelle valutazioni e nelle scelte.

Per ingannare il tempo chiedo al ragioniere pensionando della collega, e scopro che è già andata via, e comunque ci penserà lui, domani, a portarmela in ufficio scegliendo un momento tranquillo; aggiunge che è una brava ragazza anche se ogni tanto se ne va un po’ via di testa, quando si innamora, in genere. Decido di ignorare il commento sessista, dico che va bene e che quando le parlerò le metterò ben in chiaro che è gradita la massima attenzione. Il nerd, dalla sua metà di schermo, fa una risatina e dice che una volta l’amministrativa ha provato a rimorchiarlo, e insomma sembra una che ha l’innamoramento facile. Ci ridiamo ancora su ed il mio futuro collaboratore commerciale, un po’ trafelato, arriva proprio in questo momento e ci trova proprio allegri, tranne il direttore commerciale che ha la solita faccia da funerale.

Lui invece è nero: stanco, sudato e probabilmente furioso perché qualche appuntamento deve essere andato male, insomma proprio le peggiori condizioni possibili. Gli faccio segno di accomodarsi e mi sistemo all’angolo della scrivania, una posizione un po’ troppo assertiva quando si indossa una gonna aderente e sopra il ginocchio che risale a scoprire un bel po’ di cosce. Il commerciale si distrae per un attimo ed io ne approfitto.

Medias in res, dice lei, ovvero niente giri di parole. Sotto gli occhi divertiti del nerd, quelli gelidi del ragioniere pensionando e quelli tristi del direttore commerciale gli spiego che da lunedì lui lavora con noi, gli forniremo l’elenco dei clienti da contattare e gli obiettivi settimanali previsti, e lo aspetto alle nove di lunedì mattina per la prima riunione operativa.

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