Telefoni – Sesta parte

di cristinadellamore

Tempo due minuti e arriva anche il direttore commerciale; con questo le cose vanno abbastanza bene, nel senso che io porto risultati, o almeno ci provo, e lui si limita ad annuire ed a chiedermi di fare di più. Non ho la minima idea di cosa capiterà adesso, conto all’indietro da dieci a zero per due volte e finalmente, quando arrivo di nuovo a zero, il direttore generale finalmente apre bocca, sempre lì, in piedi, appoggiato ad un angolo della scrivania.

Il direttore commerciale ha la faccia di chi preferirebbe trovarsi al proprio funerale, quindi deve avere almeno un’idea di cosa si parlerà, il direttore generale sorride sotto i baffi e viene subito al dunque perché, dice, abbiamo tutti da lavorare. Insomma, il mio team si ingrandisce, entra a farne parte il più giovane dei commerciali, ed il progetto vede allungarsi la scadenza ed aumentare il budget. Ovviamente, dice il direttore generale, la responsabilità resterà tutta mia, e questo non è divertente.

Sì, perché il più giovane dei commerciali ha comunque dieci anni più di me di età e cinque più di me di anzianità, visto che è entrato qui come stagista prima e junior poi quando l’azienda ha aperto. Non ce lo vedo rispondere di buon grado a me, praticamente una ragazzina.

Mi daranno anche un altro amministrativo, solo per due giorni la settimana per il momento, e si tratta proprio della collega incrociata oggi pomeriggio sulla porta dell’ufficio. Il direttore generale si scusa, addirittura, quando mi spiega che il mio team è ancora temporaneo e non c’è modo, per il momento, di assegnarci una stanza tutta nostra; poco male, avremo la precedenza, quando terremo le nostre riunioni, nell’assegnazione del salotto, e magari, in caso di necessità, il direttore commerciale potrà ospitarci nel suo ufficio.

Io non devo avere una espressione particolarmente soddisfatta. In realtà sono letteralmente terrorizzata, e meno male che riesco a conservare un leggero sorriso educatamente interessato, un po’ quando ascolto il nerd di turno che spiega appassionatamente ed incomprensibilmente il nuovo prodotto che fa esattamente le stesse cose del vecchio ma in maniera diversa. In realtà sto pensando alla mia collega che già mi ha accusata di averla data al direttore commerciale per ottenere l’incarico di capo team e che adesso si convincerà che l’ho data anche al direttore generale: magari tutti e due assieme. Mi balena nel cervello l’immagine di me a quattro zampe, uno piazzato dietro e l’altro davanti a fare i loro comodi e, accidenti, mi sembra di divertirmi, e ovviamente arrossisco.

Il direttore generale mi sorride di nuovo, a trentadue denti, e mi chiede se ho qualche domanda; ovviamente ce ne sono mille, ma non è il momento di farle. Mi ricompongo e per prima cosa, finalmente ringrazio con il debito entusiasmo, e poi dico che no, per il momento nessuna domanda, mi riservo di presentare un appunto non appena avrò riunito il team al completo. Non so bene perché, ma è la risposta esatta.

Il direttore generale mi fa gli auguri e le congratulazioni, è il momento di sparire da qui, a questo ci arrivo anche se non sono proprio lucidissima, stringo le mani che mi vengono porte e quasi di corsa imbocco la porta, a rischio di travolgere il segretario/receptionist/factotum che era impalato proprio lì, probabilmente ad ascoltare, certamente a curiosare. Non importa, devo assolutamente parlare con lei, e subito.

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