NERO (Una storia suggerita da lei, completamente di fantasia) – Quattordicesima parte

di cristinadellamore

La cameriera ha paura ma sa dominarla, mi dico; quando le taglio il naso e le orecchie non fa una piega, continua a sfidarmi guardandomi negli occhi, tanto che mi viene voglia di strapparle la lingua. Ovviamente non è il caso, sono certa che alla fine ne avrà bisogno, e mi dedico alle unghie, che faccio saltare ad una ad una con la punta del coltello, prima di affettare i malleoli e disarticolare molto lentamente le caviglie. Minaccia di essere una cosa lunga, ma io amo il mio lavoro, anche se è faticoso, a volte.

Temevo di metterci di più, soprattutto quando le ho aperto la fica sin quasi all’ombelico per tagliare in due il clitoride senza ottenere neanche un lamento; poi però sono passata a lavorare le rotule ed i tendini delle ginocchia – a proposito, lo sapete che davvero assomigliano a delle cordicelle? – ed ho cominciato a sentire soddisfacenti gemiti e finalmente quando ho cominciato a tagliare le mammelle la cameriera si è arresa, ha risposto e, visto che non ha resistito a lungo si è meritata una coltellata nel ventre, con riserva di tagliarle la gola qualche minuto dopo, e comunque non prima di averla sentita pregarmi di farlo.

La stanza sembra un mattatoio, ma è proprio quello che è stato, fino ad un istante fa, ed anche io non sono pulitissima ed elegante: il rosso non mi dona, purtroppo. Salgo con attenzione le scale, mi lavo meglio posso nella doccia annessa ad una angusta stanza da letto occupata pressoché interamente da un letto enorme e mi rivesto in fretta. Nessuno crederà alla mia messinscena per più di cinque minuti, cioè il balordo che rimorchia una puttana, la scopa, la sevizia ed alla fine la uccide e si uccide, ma mi basta insinuare almeno un fugace dubbio. Al resto ci penserà il Capo, che stasera ha avuto due teste al prezzo di una. Già, perché subito dopo aver dato il colpo di grazia fotografo la cameriera col sangue che ancora cola dalla gola tagliata; il Capo adora questi particolari, sono convinta che usa le foto che scattiamo alla fine di ogni missione per eccitarsi. Come faccio a saperlo? Bene, una volta il problema che ho dovuto risolvere era il suo, una ragazza che non aveva gradito le sue attenzioni voleva fargliela pagare e insomma, prima che cominciassi con lei era già ridotta più o meno come la cameriera è adesso.

Già che ci sono, procedo ad una rapida perquisizione, ma non mi aspetto di trovare niente di interessante; è solo uno scrupolo, mi serve per scaricare la tensione e non pensare a quello che potrei fare col manico del coltello. Mi servirebbe troppo tempo, e davvero non ne ho. Comunque trovo qualcosa di interessante per il Capo, magari sarà la prossima missione di qualche collega. Io so già quale sarà la mia.

Nel senso che ritorno in centro, mollo la macchina del balordo da qualche parte e mi affaccio all’ingresso secondario di un strip club ai margini di un quartiere di movida, faccio un cenno di saluto al buttafuori e mi infilo nei bagni, meravigliosamente sporchi per impedire ai clienti di utilizzarli per scopi diversi: qui conoscono bene il loro mestiere. Lascio fare al caso, e sono fortunata: un ragazzone alto e biondo, che non avrà più di venti anni e chissà cosa ci fa qui, magari è in compagnia di amici, con il viso in fiamme, entra di corsa e si blocca di colpo vedendomi. Quando gli dico sorridendo che aspettavo proprio lui da rosso che era diventa viola: un timidone, cui ha fatto certamente effetto la lap dance di qualche ragazza, chissà quale, ne conosco parecchie e sarei pronta a scommettere su una mulatta che è capace di far arrossire anche me.

Stai tranquillo, gli dico avvicinandomi, non ti farò male; lui balbetta qualcosa e finalmente mi viene incontro. No, non così, qui comando io, quindi lo faccio appoggiare al lavandino, gli faccio aprire i pantaloni ed ho la bella sorpresa, ma neanche tanto, di trovarlo già pronto, e non ho bisogno di chiedergli se è contento di vedermi. E no, ti metti l preservativo da solo, io non sono una professionista: ha le mani che tremano un po’, ma anche questo fa parte del gioco e mi piace. Faccio tutto io, gli dico, tu devi solo restare così, nel senso di rimanere duro come lo sento quando lo prendo alzandomi sulla punta dei piedi, devi restare fermo mentre io comincio a muovermi, aggiungo, non ci vorrà molto.

Non si deve essere divertito più di tanto e mi dispiace: in due minuti finisco, mi stacco da lui e lo lascio lì, e trova la parola per chiedermi di continuare, perché mi sono fermata troppo presto. Non so se lo merita, ma non voglio litigare ed è questione di due carezze. Cerca di baciarmi, io mi svincolo e lo lascio lì. E chissà se si rende conto che gli altri che hanno fatto sesso con me, stanotte, sono stati molto più sfortunati.

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