NERO (Una storia suggerita da lei, completamente di fantasia) – Tredicesima parte

di cristinadellamore

Vai avanti, mi incita la cameriera, e si lecca di nuovo le labbra prima di aggiungere che mi farà venire e contemporaneamente morire, e sono sicura che non scherza, e che probabilmente si è già trovata in situazioni come queste. Sta a me far sì che per lei questa sia l’ultima volta, penso. Gli occhi negli occhi, lascio cadere la breve gonna e ne ho in cambio un luccichio divertito. Faccio un altro passo di lato e mi allontano dal cerchio di stoffa che potrebbe intralciarmi. La cameriera annuisce e mi dice che sono una professionista ma non sono abbastanza brava, un’esperta non avrebbe sbagliato la coltellata, e prima di uccidermi mi spezzerà le dita, legge del contrappasso, e adesso devo togliermi il resto, e sbrigarmi.

Ma certo, rispondo, ne ho voglia, e vediamo chi spezzerà le dita a chi, e intanto mi chino appena guardandola fissa negli occhi, comincio a far scorrere le mutandine lungo le cosce e sono quasi arrivata alle ginocchia quando la cameriera stringe le palpebre. Sta per saltarmi addosso, io faccio finta di niente e continuo il movimento fino ad essere quasi piegata in due ed ecco che si lancia in avanti. È veloce ma questa volta sono pronta, il secondo coltello mi luccica tra le dita prima di infilarsi subito sotto il suo capezzolo sinistro; un gesto del polso e la lama esce dalla carne assieme ad un piccolo schizzo di sangue per entrare nell’altra mammella.

Ho in mano un’arma da lancio che ha egregiamente fatto il suo dovere. Il capezzolo destro della cameriera pende trattenuto soltanto da un lembo di pelle, il sangue mi schizza addosso tanto siamo vicine, lei si lascia scappare un grido di dolore ed io completo il fendente rovescio piantando la lama nel suo braccio, proprio dove c’è il muscolo contratto. Lei prova a colpirmi con la sinistra ma è finalmente lenta, posso schivare ed approfittare del suo slancio per metterla a terra con uno sgambetto. Più che uno sgambetto, ho piantato il tacco dello stivale sul suo piede nudo, ho sentito distintamente le ossa spezzarsi; mentre cadeva ho applicato una leva e adesso la mia avversaria è bocca a terra, il braccio destro disarticolato dalla spalla, non riesce neanche ad urlare.

Non mi fido. Giro al largo e recupero la borsa; non prendo la pistola, ma la busta trasparente piena di serpentelli neri: sono le fascette di gomma che vedo usare dai meccanici per qualche riparazione improvvisata, e sono abbastanza morbide e flessibili da adattarsi a quasi ogni circostanza. Lo so per esperienza, una volta sono riuscita ad immobilizzare un peso massimo legandolo al tubo del riscaldamento, è durato solo cinque minuti ma è stato sufficiente per sistemarlo prima che strappasse il tubo dal muro.

Solo che stavolta ci vorranno più di cinque minuti. Mi avvicino con cautela, e con cautela afferro i polsi della mia preda. Sento la cameriera che si lamenta, non ho fatto piano e la spalla deve farle più male delle coltellate, le ho piazzato un ginocchio sulle reni e spingo forte mentre tendo la fascetta e la ammanetto, poi faccio perno sullo stesso ginocchio e lego anche le caviglie. Adesso è il momento di fare due chiacchiere, ed io sono brava in questo.

La cameriera respira forte, sanguina e stringe i denti, sa cosa la aspetta e sa anche che io non ho tempo da perdere. Non sa che so essere molto convincente, e tanto per cominciare la rovescio spalle a terra strappandole finalmente un lamento, visto che la ho afferrata per la spalla slogata. Mi guarda dal basso in alto e tiene le labbra serrate, non ho neanche bisogno di dirle che da questa brutta villetta, da questa orribile stanza uscirà solo con i piedi in avanti, assieme al balordo che si sta raffreddando in un angolo: lo sa benissimo. Sa anche che io non ho tanto tempo da perdere, e può solo sperare che le tagli la gola prima possibile; magari proverà a farmi saltare i nervi che ho già a fior di pelle, per l’adrenalina dello scontro che sento ancora abbondantemente in circolo.

Prendo un bel respiro anche io prima di cominciare; ho recuperato anche l’altro coltello, che ho già deciso di lasciare qui, tra le mani del balordo, tanto per confondere un po’ le acque, e lo faccio luccicare davanti agli occhi della cameriera. Poi mi accomodo sul tappeto accanto a lei, mi libero della maglietta e comincio a fare domande ed a tagliare.

Annunci