Mare

di cristinadellamore

Siamo sulla strada del mare; io porto lo scooter un po’ troppo allegramente, e sul sellino alle mie spalle non c’è lei ma la cugina. Lei è da qualche giorno a casa del diavolo, rinchiusa in un posto senza nemmeno internet per un incontro dalla massima riservatezza, forse torna stasera tardi, io non avevo nessuna voglia ma la cugina ha insistito e allora via, maglietta, jeans e scarpe da ginnastica, il giubbotto di pelle più sottile possibile perché il sole picchia sui caschi e venti minuti di corsa.


Mi sento strana quando comincio a spogliarmi e la cugina fa lo stesso accanto all’altro lettino, mi sento ancora più strana quando mi chiede di spalmarle la crema sulla schiena e più in basso. Già, perché sotto le mie dita la pelle che massaggio gentilmente assomiglia moltissimo a quella di lei, sottile e setosa, tesa dai muscoli tonici e potenti. Insomma, forse la pelle di lei era così, una decina di anni fa; adesso ha una consistenza unica, appena diversa, la riconoscerei tra mille. Forse è l’amore, non importa.

Come rifiutare che la cugina ricambi il favore? E allora, dita sottili e forti, come quelle di lei, che mi toccano, dalle scapole in giù, mi massaggiano per spargere ben bene la crema, farla assorbire. Un tocco che però non potrei mai confondere con quello di lei.

Anche quando ero soltanto una sua proprietà, giocattolo sessuale e cameriera, sguattera e slave, le dita di lei mi procuravano una scossa elettrica che arrivava direttamente alla fica, senza passare dal cervello: qualunque fosse la ragione, una carezza, uno sculaccione (e ne ho presi tanti, lamentandomi disciplinatamente mentre pregavo dentro di me perché lei continuasse), una strizzata ai capezzoli perché restassero dritti, anche soltanto la stretta della sua mano attorno al polso per aiutarmi a rialzarmi: e provo questa meravigliosa sensazione, ovviamente, anche adesso. Altrettanto ovviamente, le dita della cugina non mi causano niente di simile. Anzi, mi sento un po’ a disagio, come se fossi sul set di un porno, e questi fossero i preliminari di una scena lesbian e mi sento addosso gli occhi di tutti i presenti.

Mi guardo attorno per distrarmi, e mi rendo conto che siamo bellamente ignorate. Meglio così, mi passa un po’ il disagio, rimane quello dovuto all’assenza di lei.

La cugina decide che può bastare, mi dice che se serve più tardi ne metteremo un altro po’, di crema, e si stende sul suo lettino, io resto a pancia sotto, mi allungo in cerca di una posizione comoda considerando l’opportunità di rubare un po’ di sonno. La cugina però ha voglia di chiacchierare.

Non mi sembra il posto più adatto, abbiamo gente attorno, c’è un po’ di vento che porta le parole in giro, c’è una bella risacca che scroscia e costringe ad alzare la voce. La cugina non ci pensa, mi racconta che stasera non esce, resta a casa a farmi compagnia però si ritaglierà un po’ di intimità per una piccola sessione di sesso telefonico con il suo professore, e si sta chiedendo cosa ordinargli di fare per umiliarlo un po’. Qualcosa che non abbia a che fare con i giocattoli che hanno comprato, vuole che vengano usati solo quando sono assieme, e mi sembra un’ottima idea.

Provo a suggerire di farlo pisciare in un bicchiere e poi ordinargli di bere il contenuto; in cambio ho un gesto di diniego assoluto. Mi spiega che è come se gli ordinasse di masturbarsi, visto che da qualche tempo gli piscia regolarmente addosso con reciproca soddisfazione, e che davvero non pensava fosse così bello, e quando il professore, tutto bagnato e gocciolante, la ringrazia, la cugina viene senza bisogno d’altro.

Mi guardo di nuovo attorno, dal momento che la cugina ha parlato a voce piuttosto alta. Per fortuna sembra che tutti ci ignorino, meglio così. Cerco di farmi venire un’idea ma la mia esperienza si ferma al corpo femminile; una volta lei ha preso dei grossi elastici verdi e li ha avvolti attorno alle mie tette, che dopo dieci minuti erano diventate viola e che dopo, mi hanno fatto male per ore; ogni volta che lei le toccava io piangevo di dolore e contemporaneamente venivo. Si può fare con un uomo, attorno alle palle magari? Meglio di no, concludo, i maschietti sono molto più delicati, anche nel cervello; lei mi ha detto spesso, quando mi sottometteva, che io le davo molta più soddisfazione di qualsiasi uomo per il mio coraggio e la mia capacità di sopportare il dolore.

Ma qualcosa devo pure trovare, altrimenti oggi restiamo qui fino alla chiusura a spremerci il cervello. E finalmente mi viene un’idea, pensando a quella volta che lei, prima di comprare le speciali pinzette, usò i bastoncini del sushi. Si può fare anche con le matite o le penne e servono gli elastici. Lo spiego alla cugina, mi infervoro e, guarda un po’, sono io ad alzare la voce. Quando ho finito, la cugina è entusiasta, già immaginando il professore con lingua e capezzoli stretti da queste morse improvvisate, ed io mi vergogno un po’ perché mi sento addosso gli occhi della nostra vicina, una signora dai capelli bianchi perfettamente acconciati che, benché regolarmente nuda, mi fissa gelidamente come faceva la preside quando, a scuola, ne combinavo una delle mie.

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