NERO (Una storia suggerita da lei, completamente di fantasia) – Ottava parte

di cristinadellamore

Il balordo trova al primo colpo casa sua, o almeno così mi sembra, e ci invita a scendere, rinunciando con un certo rimpianto alle nostre carezze, soprattutto a quelle della cameriera che sono via via diventate più mirate, ed hanno avuto effetto, perché lo vedo camminare un po’ curvo lungo il vialetto (sì, perché queste casette, al contrario di quelle dei film americani, non hanno il garage, e così tutti si arrangiano parcheggiando sul giardino spelacchiato, che fa molto bidonville, peccato.

Dentro, la casa è come me la aspetto: piccola, scomoda e con un arredamento orribile, diciamo una versione particolarmente disperata di Ikea. Al piano rialzato un soggiorno con angolo cottura, una porta che conduce probabilmente in bagno ed una scala che si avvita verso il piano superiore. Davanti a noi solo un grande divano, verso il quale ci pilota il balordo; sembra voglia consumare qui, magari ha paura di smontarsi facendo le scale. Intanto si carica elencando tutto quello che ci farà e che gli faremo: ha decisamente una ricca fantasia e robustissimi appetiti.

La cameriera lo blocca a metà di una dettagliatissima spiegazione indicando la tariffa. Non ci va leggera, ma è più che giusto, dal momento che questo balordo pretende un trattamento VIP. Io mi associo, non mi metto certo a farle concorrenza proprio qui ed ora. Il balordo non fa una piega, tira fuori di tasca un rotolo di bigliettoni gialli, lo divide a metà e ce li caccia in mano, per riprendere poi da dove si è interrotto. Complimenti per la concentrazione.

Bene, è il momento di spogliarsi, e seguendo le istruzioni comincio io, via tutto e per fortuna devo tenere gli stivali; per fortuna, perché sarebbe stato imbarazzante estrarre e depositare da qualche parte coltello e pugnale, e perché non sai mai quando ne hai bisogno, come mi ha insegnato il mio primo Capo, qualche anno fa. Adesso mi tocca spogliare la cameriera, che intanto ha già tolto le scarpe da ginnastica. Seguo le istruzioni e diciamo che non mi dispiace baciare e leccare le tette, il pancino e finalmente la fichetta segnalata da un ciuffetto di peli nerissimi tagliati come la punta di una freccia: la sua carne ha un ottimo sapore. La cameriera, come da copione, si agita, geme e si lamenta. Diciamo che non lo fa solo per esigenze di copione, siamo stese sul pavimento, su un tappeto particolarmente ruvido, e la cameriera per il momento sta sotto ed io sopra.

Il balordo fa il regista, sussurra le istruzioni, ed arriva il momento di farmi leccare a mia volta la fica. Mi accomodo sulle ginocchia, ad un palmo dalla bocca della cameriera cui basta alzare appena la testa. Ha la lingua molto agile, e mi sembra contemporaneamente dura come il ferro; intanto il balordo finalmente si spoglia, e per fortuna non tiene i calzini: deve aver avuto una discreta educazione. Mi fa segno di girarmi e adesso sono rivolta verso di lui, che è in piedi a cavalcioni della cameriera. Lo spettacolo fin qui gli è piaciuto, e si vede.

So quello che devo fare, ma ci vorrebbe un preservativo. Li ho nella borsetta ma non posso recuperarla, e non posso certamente dire al balordo di guardarci, troverebbe la .38 e magari comincerebbe a farsi due domande. Per adesso faccio senza. Comincio a prendermi cura con cautela di un cazzo di tutto rispetto ma palesemente allergico al sapone, e meno male che la cameriera continua a leccarmi la fica depilata come se ne andasse della sua vita.

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