NERO (Una storia suggerita da lei, completamente di fantasia) – Settima parte

di cristinadellamore

Ho fortuna. Il barista non vuole chinarsi, o forse lo ritiene più eccitante, e si limita ad abbassarmi le mutandine a mezza coscia prima di sfregarsi contro le mie natiche. Sento il tessuto dei pantaloni ed una bella sporgenza: è davvero contento di vedermi. Lo prego di fare piano: non c’è niente di meglio per eccitare un uomo che lusingare la sua vanità, e più l’uomo è eccitato, più in fretta mi libero di lui.

“Chinati in avanti, da brava”, mi dice il barista e intanto sento un dito dentro, decentemente lubrificato, meno male. Obbedisco ed al dito si sostituisce il cazzo. E’ sempre una sorpresa in questi casi; voglio dire, gli ho fatto tanti pompini, penso di conoscerne forma e dimensioni, ma stanotte mi sembra più grosso e più duro. Meglio così, farò più in fretta, comincio a muovermi ed a lamentarmi un po’, appena un po’, e gli piace. Soprattutto gli è piaciuto il sussulto di sorpresa, non simulato, ma è entrato tutto dentro, in un colpo solo. Sussulto ancora, dobbiamo fare in fretta e non importa se il barista mi dà uno sculaccione e mi dice di stare ferma, lo sculaccione è un’ottima scusa per un altro sussulto e finalmente raggiungo il mio scopo.

“Ti muovi troppo, ma non è colpa tua se ti piace tanto, non è vero?”, mi chiede il barista ancora tenendomi inchiodata al bancone. Ma certo, rispondo, a chi non piacerebbe essere inculata in pubblico da uno come lui, così grosso e potente? Approfitto della soddisfazione che finalmente gli riduce l’attenzione per sfuggire alla presa, svicolare e sparire. Se non mi muovo in fretta la serata rischia di essere sprecata e non ho proprio voglia di ricominciare daccapo.

Ho fatto abbastanza in fretta: sulla porta, in amabile conversazione con il buttadentro, trovo la cameriera intenta a fumare una sigaretta (pessima abitudine) e l’altro mediorientale di Torbellamonaca, che la guarda come un goloso guarda una enorme torta tutta per lui. Non ho voglia di schermaglie e vado dritta al punto. Il punto è che la cameriera lo ha stuzzicato molto, ma non abbastanza: ottimo lavoro. E che ha un gran bisogno di affermare che lui è grande, grosso e cattivo, forte e potente, e che una ragazza non gli basta; quindi vada per la coppia, la cameriera sembra prima perplessa poi contenta, fior di professioniste mi hanno spiegato che in due con un uomo si fatica di meno e si guadagna di più, quindi d’accordo, il locale sta chiudendo, chi se ne frega del suo amico che chissà dove è finito, tra cinque minuti ci muoviamo, ci porta da qualche parte a concludere in gloria la serata.

Il balordo di periferia ha una macchina da balordo di periferia, appunto, e la guida come tale, tutto sgommate, fischi di gomme e inutili rombi di motore ed esplosioni di scappamento. Visto che sono seduta dietro, alla prima occasione gli metto una mano sulla spalla e lo prego di andare più piano, ho paura. Che poi è vero, metti che ci fermano e trovano la mia .38, non sarebbe proprio il massimo. Riaffermata la sua virilità, prende uno stile di guida più tranquillo e si gode la mia carezza sul collo e sulla nuca. La cameriera ha allentato la cintura di sicurezza, siede un po’ di sbieco e mi guarda: è nuovamente perplessa, poi approfitta di un semaforo e comincia a lavorare a sua volta, accarezzando una coscia muscolosa attraverso degli orribili pantaloni a scacchi.

Il viaggio nella notte dura un bel po’: fino ad un certo punto mi oriento, poi non ci capisco più niente, visto che arriviamo in una sterminata ed orribile distesa di casette tutte uguali, con una certa pretesa di sobborgo residenziale americano. Sono villette bifamiliari, da quello che capisco, di quelle che per un certo periodo andavano a peso d’oro e adesso ti puoi tranquillamente dare in faccia perché non c’è più nessuno che le voglia. Peccato, non è vero?

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