Amictae sole

di cristinadellamore

Per la prima della nuova stagione andiamo al mare in macchina. Siamo in tre, meglio che viaggiare con due moto, e poi lei ci ha ragionato un po’ su ed ha deciso: “Ma sì, è ancora presto, non ci sarà tanto traffico e sarà possibile parcheggiare comodamente”. E così ci accomodiamo nell’utilitaria della zia, e per una volta niente jeans, giubbotti e stivaletti ma comodi sandali, gonne leggere e magliette. Lei ha preferito una specie di vestaglietta che indossa come un abito da sera, sotto non indossa niente e si capisce benissimo, ma la copre dignitosamente e mi fa venire viglia di togliergliela anche in mezzo alla stretta provinciale che conduce al mare.

Sul divanetto posteriore, un po’ di traverso, la cugina è silenziosa e forse un po’ preoccupata. Starà forse pensando al suo professore, che ieri è partito per Madrid e resterà in Spagna per una settimana? No, in effetti apre bocca e dice che non sa se se la sente di spogliarsi sulla spiaggia, non l’ha mai fatto e le sembra strano. Vorrei risponderle ma lei allunga fulmineamente un braccio e mi tocca delicatamente il ginocchio. Taccio, allora, e lascio parlare lei.

“Non ti preoccupare, fai quello che ti senti”, dice in tono pacato. E finalmente siamo arrivate, lei parcheggia in un fazzoletto, prima che arrivi il robusto posteggiatore abusivo cui, con gesto sicuro, lancia un euro per averne in cambio un sorriso, io mi carico le due borse con gli asciugamani e tutto il resto e ci avviamo.

Lei mi sorride ed inforca gli occhiali da sole, lo faccio anche io e porgo l’ultimo paio, trovato in fondo al cassetto, alla cugina. Percorriamo in fila indiana il sentiero in mezzo alle dune e finalmente ci siamo. La spiaggia è semivuota, una bella brezza increspa il mare e ci meritiamo una tazza di caffè prima di stenderci sui lettini.

La cugina si guarda attorno senza parere mentre seguiamo il bagnino che ci fa strada verso un angolo un po’ riparato dal vento, e quello che vede sembra tranquillizzarla. Non manca la consueta dose di palestrati che sono, ci giurerei, color mattone anche in febbraio, ma per la maggior parte, attorno a noi ed a distanza di sicurezza, solo gente che non ci tiene a comparire sulla copertina di qualche rivista di fitness; diciamo che noi tre siamo quelle più in forma.

Lei slaccia finalmente la sottile cintura che trattiene il suo abituccio e ne sguscia fuori regalmente nuda, io ci metto un po’ di più anche perché devo liberarmi del reggiseno. La cugina esita un po’, poi si decide, come una che si butti in acqua in un colpo solo.

“Crema”. Lei sembra un chirurgo che chiede gli strumenti in sala operatoria, porge anche la mano aperta, ed io vi depongo il tubetto che è avanzato dallo scorso settembre. Lei lo considera, poi annuisce e ne spreme una dose generosa proprio sul petto prima di rendermelo. Io faccio lo stesso e passo il testimone alla cugina che si riscuote e ci imita.

Lei finisce per prima: la crema ad alta protezione è leggermente unta ed il seno brilla un po’: una volta o l’altra dovrò decidermi a comprare un po’ d’olio da massaggi e vedere l’effetto che fa, su di lei e su di me. Adesso però è il mio momento. Lei si stende a pancia sotto e posso avere il piacere e l’onore di ungerla dalle spalle alle caviglie; non resisto alla tentazione ed indugio un bel po’ sulle natiche e sui fianchi, prima di rialzarmi. Lei increspa le labbra per mandarmi un bacio, poi invece di rendermi il favore si dedica alla cugina. Giusto, è ospite, passa per prima; nonostante tutto sento la ben nota fitta al muscolo della gelosia, mentre lei massaggia, accarezza e tocca una pelle che non è la mia, e per distrarmi frugo nelle borse ed estraggo le bottigliette d’acqua. Ci ha pensato lei, ed ovviamente ne ha portate tre, una a testa: io avrei preso una bottiglia grande e sarebbe stato un errore. Vedete che non si smette mai di imparare?

“Mettiti comoda, amore, tocca a te”, mi dice finalmente lei. Io mi sdraio a mia volta sulla pancia, reggendomi un po’ sui gomiti per non schiacciare il seno, e mi preparo a sentire il suo tocco forte e delicato. Lei però si accomoda sul lettino e si limita a guardarmi mentre altre dita prendono possesso della mia schiena: la cugina si è messa al lavoro, e lo fa bene, quasi come lo fa lei. Io guardo lei, lei guarda me, e quando la cugina ha finito si merita il mio grazie un po’ roco: è come se avessimo fatto sesso, lei ed io, qui in mezzo alla spiaggia e senza nemmeno toccarci.

Lei si china sulla borsa per prendere il suo libro e ne approfitta per parlarmi all’orecchio: “Amore, ho provato la stessa cosa. Stasera lo faremo senza intermediari”. Messe così in chiaro le cose, mi stendo sul lettino e non faccio neanche finta di leggere: chiudo gli occhi e pregusto tutto quello che mi farà, il modo migliore di ingannare il tempo fino a stasera.

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