NERO (Una storia suggerita da lei, completamente di fantasia) – Quinta parte

di cristinadellamore

“Non ti preoccupare per il vestito, stai benissimo così”, mi incoraggia il barista e così devo anche allungare il passo perché la ragazza col seno grosso è appena sbucata da qualche parte e sta puntando sul mio stesso bersaglio. Arrivo per prima, incurante dello sguardo del barista puntato sul mio culo e dell’occhiata di odio della ragazza che ha perso un cliente. La cameriera si agita come si deve in queste circostanze, a meno di un palmo dall’inguine del cliente, il suo seno impennato, dai capezzoli dritti, è troppo piccolo per ondeggiare più di tanto ma ha attirato l’attenzione di entrambe i maschi, quindi quando chiedo al quello rimasto solo se ha voglia di un po’ di compagnia anche lui l’uomo quasi sussulta, preso di sorpresa. Non mi sembra una reazione da professionista, strano.

Certo che sì, mi risponde dopo qualche istante, e si mette più comodo sulla poltroncina. Bene, non mi aspettavo di dover fare un preliminare del genere e non sono vestita nel migliore dei modi, ma come si dice, posso trasformare in forza una debolezza. La cameriera mi guarda con la coda dell’occhio, mi accorgo che increspa la commessura delle labbra in una specie di sorriso; capisco benissimo cosa sta pensando: questa che se la tirava tanto, eccola qui a fare anche lei la sua brava marchetta, complimenti.

E allora facciamola, questa gara. La cameriera si muove come se non avesse ossa, o se avesse qualche vertebra in più; peserà cinque chili meno di me, beata lei, io in questo non posso competere. I miei cinque chili in più sono ben distribuiti davanti e dietro, quindi piazzo le tette sotto il naso del tizio che mediorientale non è affatto, ha un accento della periferia che si taglia col coltello e sfioro le cosce dell’uomo con il filo delle natiche. Perfetto. Porgo la mano, lui ci posa una banconota spiegazzata che faccio sparire nello stivale e contemporaneamente sfioro il manico del pugnale traendo sicurezza dal contatto.

Vuole vederle, ovviamente. Porgo ancora la mano, altra banconota, e faccio sparire la felpa. Vedo che ci rimane male quando si trova davanti agli occhi il reggiseno, ma questo è un po’ come il poker, si deve pagare per vedere, terza banconota e via anche il reggiseno, e credo che la cameriera accanto a me cominci ad essere un po’ stanca, sento l’odore del suo sudore e mi eccito, e non è il caso. È il momento di concludere, e pure non è il caso di farlo qui ed ora. Rischio di perdere il controllo, e soprattutto non voglio dare spettacolo.

Guarda caso, sento distintamente arrivare grugniti e gemiti dal tavolino accanto, e la penombra non mi impedisce di vedere la ragazza dalle grandi tette, in ginocchio, che si occupa di un uomo con la bocca e, appunto, con le tette. Al mio fianco, potrei toccarla e ne ho anche voglia, la cameriera è a sua volta scivolata sul pavimento e sta frugando nei pantaloni dell’altro tizio dall’aspetto mediorientale. Buon lavoro, io mi concentro sul lavoro e sul mio bersaglio, mi chino un po’ di più e prima che possa afferrarmi gli dico all’orecchio che abbiamo bisogno di un po’ di riservatezza. Ne ho in cambio un’altra banconota ed un cenno di assenso.

Ho le tette al vento; e sia, mi alzo in piedi facendo forza sui muscoli della schiena, prendo per mano il mediorientale di Torbellamonaca e lo trascino nell’angolo più lontano e nascosto. O almeno ci provo, perché è già occupato, la ragazza faccia al muro, l’uomo alle sue spalle, impegnatissimo. Non mi resta che il bagno, di nuovo. Per fortuna è libero; la luce forte, il puzzo di disinfettante che copre appena quello di fogna, il water sporco, lo specchio opaco, il lavandino macchiato, meglio che niente.

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