NERO (Una storia suggerita da lei, completamente di fantasia) -Terza parte

di cristinadellamore

“Te l’ho detto, ultimo giro, avevano tutte bisogno di venti o trenta euro per pagarsi l’affitto”. Il barista finalmente mi guarda e mi strizza l’occhio. I cinesi si stanno riunendo attorno ad uno di loro, che conosco da qualche anno. E’ una guida autorizzata ma è anche avido, arrotonda come può e so che gli piace correre qualche rischio, ma la cosa non mi riguarda. Noi seguiamo rigidamente le linee etniche, il Capo non mi manderebbe mai a dar fastidio ad un suddito dell’Impero di Mezzo.

Le ragazze – che poi tanto ragazze non sono, passano accanto al bancone, ci lasciano sopra qualche banconota spiegazzata e spariscono nei recessi del locale. Due o tre di loro si fermano, mi scoccano un’occhiataccia e riprendono posto sugli sgabelli. Si aspettano altro lavoro, probabilmente, e ad occhio sono le più giovani e più attraenti: magari vanno bene anche per qualche europeo. Però adesso come faccio a pagare il barista per le informazioni?

“Quello che cerchi viene sempre tardi, c’è da aspettare. Magari possiamo mettere il tempo a profitto”. Il barista ha servito qualcosa di molto colorato ma palesemente analcolico alle ragazze, che si predispongono all’attesa, poi ha fatto un cenno alla cameriera che, dall’altra parte del salone, sta ripulendo le tracce del primo giro: fazzolettini di carta e bustine di plastica, raccolte con velocità, precisione ed eleganza ed infilate in un sacco nero della spazzatura. Da quello che so di questo posto, fino al mattino quel sacco sarà pieno, con buona pace dell’AMA.

La cameriera arriva sorridendo; sorride a me, non al barista, che forse stasera non ha avuto la sua libbra di fica, o forse sì, ma non gli è bastata. Mi piacerebbe portarmela a casa, questa ragazza sottile, dai movimenti eleganti; magari un’altra volta, stasera sono qui per lavoro. Mi piacerebbe anche risparmiarle qualcosa di sgradevole, che immagino debba capitarle nei prossimi minuti, perché il barista le fa segno di passare dietro al bancone e lei smette immediatamente di sorridere.

“Voglio mettere il tempo a profitto, ho una decina di minuti”, mi dice il barista quando alzo una mano e chiamo a mia volta la cameriera, e poi gli rispondo che va bene, ci penso io, ho un debito da pagare.

“Mi sottovaluti e non è da te. Qui ce n’è per tutte, loro lo sanno”. Il barista sorride soddisfatto, dà un’occhiata al suo piccolo harem nel quale, me ne accorgo con un attimo di ritardo, comprende anche me. Sarà una soddisfazione fargli capire che si sbaglia e che uno sbaglio, nel suo mestiere come nel mio, costa molto caro. La cameriera intanto mi prende per la mano, ha le dita insospettabilmente forti e gelate, mi dice di lasciar perdere, dice che è un problema suo, non mio, e che può risolverlo da sola, senza bisogno di balie o di guardie del corpo; mi passa davanti, si infila dietro il bancone e sparisce.

Non ho bisogno di usare troppo la fantasia: si è inginocchiata, si sente appena qualche rumore di risucchio. Le ragazze guardano dall’altra parte ma non è per pudore o per concedere ai due un po’ di privacy: semplicemente sono in cerca di preda. Io invece sono affascinata dall’espressione del barista che sembra lontano le mille miglia dal sesso: gli occhi fissi nei miei, mi intrattiene parlandomi dei segreti del suo mestiere.

“Vedi, con queste ragazze devi sempre far capire chi è il più forte, altrimenti te le trovi che nascondono i soldi, passano il numero di telefono ai clienti e cose del genere. E tu perdi gli incassi e lavori a vuoto: ti sembra facile mandare avanti un posto come questo?”. No, ovviamente, e non saprei da che parte cominciare: comunque in questo il barista non è diverso dalla media degli uomini, gli piace sentir cantare le proprie lodi ed io lo accontento, per quello che mi costa, quindi rispondo che non mi sembra facile affatto e che lui è certamente una persona molto impegnata.

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