NERO (Una storia suggerita da lei, completamente di fantasia) – Seconda parte

di cristinadellamore

Io risolvo i problemi, anche se me li creo a volte da sola. Prima tappa, bistrot in centro, zona Stazione, malfamata quanto basta. Seminterrato e semibuio, ci vado solo perché conosco il barista che passa le informazioni accontentandosi di poco. Stasera, anche se è presto, devo farmi strada quasi a spintoni tra una folla di turisti cinesi; evidentemente si sono messi nelle mani di una guida un po’ particolare per una serata un po’ particolare. E per questa serata il barista ha chiamato un bel numero di ragazze, che sono in bella mostra sugli sgabelli davanti al bancone. Non faccio per vantarmi, ma se mi metto a sedere lì rovino la piazza a quelle poveracce, non mi resta che accomodarmi ad un tavolino vuoto in un angolo del locale ancora più buio degli altri.


Però il barista si è accorto di me; nella penombra si avvicina una ragazza in maglietta e jeans, la maglietta mette in evidenza un piccolo seno impennato, i jeans fasciano due gambe di tutto rispetto che neanche le scarpe da ginnastica riescono a mortificare, i capelli tagliati a spazzola le danno un’aria gradevolmente perversa, i denti bianchissimi scintillano in un sorriso mentre mi porge un calice.

“Il barman dice che bevi sempre questo. Offre la casa”, mi dice. Un altro sorriso, la punta della lingua che umetta le labbra sottili. “Io non faccio parte dell’offerta, se vuoi ne possiamo parlare”. La congedo sorridendole a mia volta, e non posso evitare di fissarne i fianchi alti e snelli che danzano in maniera evocativa mentre si allontana.

Un attimo e la folla sparisce. I cinesi hanno fatto la loro scelta, o meglio credono di averla fatta, e sono spariti con le ragazze in direzione dei tavolini più riparati; probabilmente serve anche il mio, mi alzo dopo aver appena poggiato le labbra sull’orlo del bicchiere e conquisto la mia posizione preferita sull’angolo del bancone. Il barista tiene gli occhi fissi su un bicchiere che sta lucidando con impegno, mi parla senza neanche guardarmi.

“La ragazza arrotonda, ma solo se le piaci. Studia all’Università, ha sempre bisogno di soldi. Le altre sono all’ultimo giro, ma per i cinesi vanno fin troppo bene”. Interessante, con la ragazza dovrò fare due chiacchiere, ed i cinesi si sa che si accontentano. Però sono venuta qui per sapere altre cose.

“Comunque non te la consiglio. Quando paga il biglietto d’ingresso è una specie di pesce morto”. Me la immagino, improvvisamente, piegata sul bancone, i jeans alla caviglia, il culo esposto, il barista chino su di lei, e ovviamente capisco perché l’uomo non ne rimane contento.

“Non hai bevuto, sei sempre la solita malfidata”, mi rimprovera riportandomi al presente; ha preso un altro bicchiere, comincia a lustrarlo con attenzione. No, rispondo, è che non voglio rovinarmi il gusto di quello che berrò dopo, ed il barista si fa una risata; fa parte del gioco.

Qualche coppia sta cominciando ad emergere dalle improvvisate alcove, i cinesi tenuti letteralmente per mano dalle ragazze. Guardo con più attenzione: gli uomini non sembrano particolarmente soddisfatti, le donne nemmeno, soprattutto una Venere botticelliana dalla gran testa di capelli neri, il seno che scappa da tutte le parti. Mi passa così vicino da sfiorarmi, e mi trovo ad aggiungere immediatamente venti anni alla mia precedente valutazione dell’età. Altro che ragazza. Dico al barista che una cosa del genere gli rovina la reputazione e danneggia anche gli altri locali, lui si stringe nelle spalle.

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