Sorrisi

di cristinadellamore

La cugina è uscita. Si è fatta prestare i miei shorts di jeans, anche se le stanno un po’ larghi, ci ha abbinato una sottile felpa bianca con lo scollo a barchetta, le francesine nere prese in prestito da lei e le scarpe da ginnastica. Ha coperto tutto con il cappotto di cuoio di lei, che le arriva fin quasi alle caviglie e sembra pronta per un cosplay di qualche hentai particolarmente porno, anche perché non ha messo il reggiseno, non si è truccata ed ha raccolto i capelli in due code, e non dimostra più di quindici anni. Ci ha sfiorato le guance con un bacio, due a me, due a lei, e si è tirata la porta dietro le spalle dopo averci pregato di non aspettarla.

“Ci siamo prese una bella responsabilità, amore”, ha commentato lei dopo qualche istante, “mi dispiace non averci pensato abbastanza sopra”. A me no; non potevamo fare altrimenti, e se stasera siamo in piena modalità “genitori preoccupati” altre volte abbiamo avute grandi soddisfazioni.

“Vedrai, domani ti racconterà tutto”, aggiunge. Ed io lo riferirò a lei, è una specie di gioco. Basta che non si faccia male, e se è per questo mi sembra ben attrezzata per affrontare le durezze del terzo millennio. Intanto, tra corsa, doccia e tutto il resto, non abbiamo neanche cominciato a preparare la cena. Cosa si fa, ordiniamo una pizza?

“No, stasera ho voglia di qualcosa di più, ma tu sei stanca. Facciamo così, amore, vatti a cambiare, io preparo la cena. Mezz’ora di tempo, da brava, e poi raggiungimi in sala da pranzo”. Come si fa a dire di no? Ormai conosco lei più o meno come lei conosce me, quindi capisco benissimo che ha in mente qualcosa, e ne ho la conferma perché quando entro in camera da letto trovo già pronto, sciorinato sul lettone, il tubino di velluto, e vicino le calze con la riga e le decolté dalle suole rosse; sul piano di marmo del cassettone, accanto al torchon che ho tolto per la corsa e la doccia, una parure importante che non mi sembra di aver mai visto, orecchini e diadema che mi ricordano molto la Belle Epoque. Magari lei mi spiegherà da dove arrivano, sono troppo belli per non essere veri.

Un occhio alla sveglia sul comodino mi spoglio, mi profumo e mi rivesto ed ho anche il tempo di passare in bagno per truccarmi: nello specchio mi rendo conto che in qualche modo i gioielli che ho indosso meritano un aspetto particolare, quindi oltre a labbra ed occhi mi occupo anche delle guance  e alla fine, allo scoccare del ventinovesimo minuto, sono soddisfatta: non fosse per i capelli corti potrei davvero partecipare ad una cena al Quirinale ai tempi di Giolitti.

Sono puntuale come ho imparato da lei. La tavola è apparecchiata con lusso, ci sono anche i candelieri d’argento, ma con un solo coperto. Lei mi aspetta sull’attenti, crestina, grembiulino e stivaletti abbottonati e nient’altro, mi fa la riverenza e si prepara a servirmi. Buon appetito.

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