NERO (Una storia suggerita da lei, completamente di fantasia) – Prima parte

di cristinadellamore

“Bene, adesso sai quello che ti serve. Vai fuori e risolvi il problema”.

Facile a dirsi. Per una cosa del genere la pistola che mi pesa in maniera confortante sul fianco e quella che porto nella Borsetta non servono, e bisognerà usare invece il cervello e le tette, proprio quelle che il Capo non riesce a non guardare, sotto la giacca del tailleur, esaltate dal reggiseno a balconcino. Ho bisogno di qualche informazione in più, e so anche dove andarla a cercare.

Mi alzo rigidamente, un mezzo sorriso sulle labbra: sprecato, il Capo continua a guardarmi le tette ma in fondo è una brava persona e non è mai stato meno che corretto; in fondo, ma proprio in fondo, visto che io risolvo i problemi, potrei anche fargli un pompino, magari proprio sotto questa scrivania. Sa che mi piacerebbe farglielo, anche per dimostrare la mia devozione più a lui che all’Istituzione, e so che gli piacerebbe se glielo facessi. E insomma, è tutto un gioco di detto, non detto e pensato, molto interessante: per questo probabilmente quel pompino non glielo farò mai.

Per continuare a giocare esco dalla stanza ancheggiando sugli stiletti da dodici centimetri sentendo il peso della sguardo del Capo sul culo; so che si chiede, oggi come ogni volta, se sotto la gonna corta e stretta porto le mutandine, so che non ha il coraggio di chiedermelo e so che non glielo dirò mai, perché preferisce non saperlo e fantasticare. E’ un piccolo potere che ho su di lui e me lo tengo stretto.

Non mi basteranno neanche le tette, decido mentre faccio una lunga doccia, prima bollente, poi gelata. Così prima di truccarmi e vestirmi controllo anche il filo del pugnale e quello del piccolo coltello da lancio: sono soddisfatta e mi sorrido davanti allo specchio, prima di dar mano a rossetto, mascara e tutto il resto. Ma prima ancora, il vestito. Nell’armadio occhieggia il mio preferito, il tubino nero corto ed accollato, cui abbino lunghi guanto dello stesso colore che salgono fino al gomito ed una borsetta nella quale sta a perfezione la mia calibro .32. Come dite, non ha potere di arresto? Sarà anche vero, ma un proiettile nel cervello ammazza chiunque. Però non c’è modo di portare le lame, che a volte sono anche più utili: vedete, non fanno rumore, ed in alcune circostanze è indispensabile non attirare l’attenzione.

Ho pronta l’alternativa: gonna di tela corta e morbida, facile a roteare e ad alzarsi, felpa di cotone sottile ed aderente con scollo a barca da portare con reggiseno a fascia e soprattutto stivali sotto il ginocchio, punta quadrata e tacco un po’ largo, nei quali pugnale e coltello stanno benissimo; so che posso afferrarli in un attimo, e con la stessa velocità tagliare una gola o spaccare un fegato. Nell’ampia borsa la .38 automatica sta benissimo, non si nota ed il peso è ben distribuito grazie all’ampia cinghia con la quale la porto in spalla.

Visto che sono in total black aggiungo calze autoreggenti nere con la riga, rossetto nero e qualche tocco sulle palpebre, per esaltare gli occhi chiari: mi mando un bacio e mi dedico allo smalto: via quello rosso fuoco, prendo quello nero che in genere riservo alle unghie dei piedi.

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