Preconsuntivi – Settima parte

di cristinadellamore

Che è anche l’ora di far partire il mio piano diabolico. Mando un messaggio a lei che mi risponde nel giro di un minuto, controllo se in borsa c’è tutto quello di cui ho bisogno e finalmente saluto e me ne vado. La mia nuova amica Lucia mi sta addirittura aspettando dietro il bancone della reception, ma non lo fa per me, sta civettando con il concierge che in effetti merita, bruno, elegantissimo, alto quanto lei, e mi chiedo oziosamente come mi starebbe una giacca con le chiavi dorate e basta, chi lo sa, bisognerebbe provare ma ci vorrebbe quella di un concierge meno prestante; lasciamo perdere.

Lì, sul bancone, Lucia firma il contratto (ho controllato, ha il potere di farlo impegnando l’albergo, è un’altra cosa che mi ha insegnato lei, prima era una verifica che lasciavo agli amministrativi), poi prende il mio documento e la mia carta di credito. In cambio il concierge mi porge, con un sorriso, una chiave. Una chiave vera, con un pesante portachiavi in metallo su cui è inciso il numero della stanza.

Per arrivarci due rampe di scale ripidissime ma vale la pena; sì, perché è la stanza più bella dell’hotel, e sì che ricordavo dall’altra volta che sono tutte belle. Panorama da mozzare il fiato sul Chiostro del Bramante, anche se non credo che perderemo tempo a guardare dalla finestra, arredamento del XVII secolo – all’epoca mi giurarono che sono tutti pezzi originali – tendente ovviamente al Barocco, e soprattutto un grande letto di legno con le colonne che arrivano fin quasi al soffitto e che reggono un baldacchino di velluto nero. Di fronte al lettone, una grande specchiera dalla cornice dorata occupa quasi tutto la parete, e direi che ci sta proprio bene. Nel bagno c’è una vasca enorme, di quelle con i piedi dorati: ci vorrà un’eternità per riempirla, penso, poi provo ad aprire i rubinetti e mi rendo conto che c’è una pressione eccezionale nei tubi; ritiro tutto, sarà una cosa rapida.

Ho dieci minuti di tempo prima che arrivi lei, ma per prepararmi ci metterò di meno, ve lo assicuro. Certo, in un ambiente del genere avrei bisogno di una alta parrucca incipriata, una mano di biacca sul viso e magari qualche neo finto, e di un pesante vestito che mi arrivi fino ai piedi, stretto in vita ed allargato sui fianchi da un guardinfante, ma mi arrangerò con quello che sono riuscita a far stare nella borsetta.

In fretta, mi spoglio, mi ripasso il rossetto ed indosso il bustino grigio perla che mette in evidenza le tette e non nasconde il resto, cui aggancio le calze nere con la riga appena comprate. Lei entra nella stanza un attimo dopo che sono salita sui tacchi dodici delle mie decolté, e riesco appena ad accennare una riverenza prima di trovarmi nell’abbraccio che ben conosco. Possiamo cominciare, poi ci porteranno anche la cena.

Fino a domani mattina non ci sono per nessuno.

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