Uccelli

di cristinadellamore

Lei sorride e cambia pagina sul telefonino, e quando lei sorride io sono felice. E no, non è stupido: io amo lei e se lei sta bene sto bene anche io. Anche stasera, anche se vorrei accovacciarmi ai suoi piedi e servirla per il nostro piacere, visti che con i primi caldi lei ha sostituito tuta e felpa con una maglietta di cotone lunga e sottile che sottolinea invece di nascondere il corpo che amo. Non siamo sole, però. La cugina è nel suo angolo, alla scrivania, il capo chino su uno sconfortante faldone dal momento che questa è la sera in cui lavora per lei e per domani mattina deve essere pronta la relazione in vista di qualche arcana trattativa nella quale saranno in ballo tanti soldi, così tanti che io non potrei mai arrivare a guadagnarli neanche se vivessi tre o quattro vite. Soldi vecchi, come dice lei, accumulati forse nel corso dei secoli e moltiplicati con accorte strategie di investimento, e adesso messi a rischio da qualche scapestrato erede che ha perso la testa per un ragazzina – o un ragazzino, in questo caso, un bel corpo che potrebbe nascondere un cervellino calcolatore.

Divago, ipnotizzata dal sorriso di lei. Stasera ho voglia di soffrire per il suo piacere, non vedo l’ora di sentire il peso della mano di lei sul mio culetto rotondo, sentire prima il pizzicore, poi il calore, infime il dolore delle sculacciate, e poi l’altro dolore, più preciso, di due dita che forzano, da dietro, dentro di me, mentre lei mi fa sentire la sua risata di piacere scatenando il mio.

Divago di nuovo, ho troppa voglia di lei, e sì che stamattina lei mi ha svegliata baciandomi dolcemente e poi mi ha presa con furia, da dietro, ed io ho soffocato gemiti e grida mordendo il cuscino. Ma qui, davanti a lei, ogni momento è come il primo momento. Lei mi guarda dall’alto in basso, è una promessa, da qui a pochi minuti lei mi farà di nuovo urlare e piangere e gridare il suo adorato nome.

“Amore, dobbiamo stare attente quando usciamo di casa”, dice lei finalmente. “Fanno paura, queste cornacchie”. La cugina alza la testa dalle carte, improvvisamente interessata. In realtà quando è impegnata a studiare o lavorare, la cugina sembra assente, e qualche volta ho voglia di mettere alla prova la sua concentrazione cominciando a fare l’amore con lei più o meno sotto i suoi occhi, e vediamo cosa succede.

Ho capito di cosa parla: grande sensazione sulle edizioni locali, e sarebbe accaduto a meno di cento metri da casa nostra, una passante addirittura aggredita da una cornacchia. Che sì, ne è pieno, qui attorno, ed in effetti con quel becco lungo ed appuntito fanno anche un po’ paura, ma non mi sono mai sembrate aggressive. A me fanno più paura i gabbiani che trovo in Centro o in Prati dove lavoro, per dire. Mi sembra che anche la cugina sia dello stesso avviso, visto che scuote la testa e si stringe nelle spalle.

Capisco dopo che lei vuole scherzare, quando conclude: “Ho capito, gli uccelli non vi fanno paura. Ebbene, per la verità neanche a me”.  Giusto, ci ridiamo sopra e versiamo un altro bicchiere di vino prima di andare a letto. La cugina, che deve aver apprezzato alcune frasi che ho lasciato cadere qualche sera fa, afferra la bottiglia vuota e, dice, la porta via per smaltirla col resto del vetro. Ma secondo me lo farà solo domani mattina: buon divertimento, dunque.

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