Preconsuntivi – Quarta parte

di cristinadellamore

Nessuna sorpresa dal ragioniere pensionando, invece: sempre il tetro completo scuro, la camicia bianca e la cravatta annodata un po’ alla come viene. Con l’aiuto del segretario eccetera eccetera sta sistemando la saletta riunioni, e chiede aiuto al nerd per avviare la videoconferenza con la presidentessa dall’accento francese. Non immaginavo che avremmo parlato anche con lei, accidenti, e mi precipito in bagno per controllare il trucco. Cerco di ricordare il saluto di lei, sulla porta, per tirarmi su il morale, ma mi vedo irrimediabilmente brutta, sciupata e soprattutto ordinaria: una ragazzotta della periferia che non avrebbe mai dovuto cercare di sfuggire al proprio destino.

Ci siamo. Il nerd ha fatto scorrere più volte le slide, io ho scribacchiato due appunti dopo aver deciso che meglio di così non posso fare, niente occhiaie, pochissimo rossetto, palpebre in tinta con la camicetta abbottonata fino al collo. Arrivano i capi, e mi merito un sorriso dal direttore commerciale ed una stretta di mano dal direttore generale, e mi chiedo fuggevolmente se il ragioniere li ha informati. Penso di no. Poi il megaschermo in fondo alla stanza si illumina ed ecco la presidentessa. Inquadrata a mezzo busto, una semplicissima camicetta di cotone a mezze maniche, qualcosa di luminoso sulla gola, i capelli sapientemente spettinati come solo un parrucchiere costosissimo è capace di fare, immediatamente mi mette a disagio.

Avanti, saluti e presentazioni, è il momento di cominciare, parte la prima slide e la presidentessa mi interrompe. Molto educatamente, per carità, e mi chiede di lasciar perdere e di spiegare semplicemente a che punto siamo. E sia, forse è meglio così. In due parole, saltando tutte le belle frasi che mi ero così accuratamente preparata, spiego come andiamo e cosa abbiamo in programma per la prossima settimana, la presidentessa dice qualcosa che intuisco essere un “molto bene” in francese, saluta e sparisce.

È molto impegnata, bofonchia il direttore generale, ma ci aveva promesso almeno un’ora e se l’è cavata in cinque minuti, per una volta che portavamo buone notizie. Come sarebbe “per una volta”? Vuol dire che le cose non vanno bene? Devo indagare. Adesso, saluti e complimenti anche dai capi, che spariscono meno tecnologicamente sulle loro gambe per nascondersi nelle stanze. Io riunisco il mio piccolo esercito attorno alla scrivania del ragioniere – dobbiamo lasciare la stanza libera, c’è un cliente importante in arrivo, mi dicono – e cerco di fare il punto.

Ci metto anche troppo tempo, visto che improvvisamente mi sono resa conto che quello che c’è in ballo è ben più di una bella figura, e insomma per stasera il nerd promette un nuovo elenco ragionato dei vecchi clienti che ci hanno lasciati, il che significa un’altra serata di telefonate più o meno fuori orario. Il ragioniere promette invece di aggiornare i conti e verificare i pagamenti in entrata, e chissà se riesce anche a tirare fuori qualche cliente che non spremiamo abbastanza, tipo ha solo un programma e magari potremmo vendergliene qualche altro. Con questo andiamo un po’ al di là della nostra missione, ma l’idea mi sembra ottima. Però bisogna mettere un paletto: solo i miei clienti, non deve andare a cercare nei portafogli dei colleghi; non sembra d’accordo ma annuisce dicendo che sì, comprende il problema.

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