Viaggi – Quinta parte

di cristinadellamore

Prima di muoversi, accende la luce anche sul mio comodino: lo so, le piace guardarmi, ed io non vergogno più, perché adoro essere bella per lei.

Con la luce del sole che entra nella stanza mi sento ancora più bella, mi sveglio ancora sopra di lei e non faccio altro che scivolare in basso per darle il bacio del buongiorno, e sento i nostri sapori inestricabilmente mischiati. Potrei restare ore così: so quanto piace a lei, lei sa quanto piace a me, ma lei mi prende per i capelli e mi guida fino alla sua bocca. Un altro bacio, e poi via, la pizza di ieri sera è stata ingannevole, grande appetito; o forse no, dipende anche dall’intensa attività fisica.

Oggi la Napoli delle contraddizioni, i palazzi patrizi sul lungomare, la zona dei negozi di lusso ed i vicoli alle spalle ancora un po’ cupi, chiese barocche e neoclassiche ed un gelato quasi con i piedi nell’acqua, lei mi ha spiegato che si tratta di Mergellina. Ma prima, lei ha anche voluto fare una tappa al piccolo grande negozio di cravatte

“Ce ne sono a casa, e da anni, cravatte comprate qui, erano di papà e di nonno. Mio fratello ne ha presa una sola e non la indossa, ovviamente. Io le porterei volentieri, magari ci ripenso su quest’inverno. Comunque ne compro una per me e una per te”. Non vi dico quanto costano, ovviamente, ma sono bellissime: lei ne ha scelta una blu a piccoli disegni di tutti i colori, c’è dentro del marrone, del giallo, del rosso, del verde, insomma tutto l’arcobaleno, ma incredibilmente la fantasia è gradevolissima e niente affatto chiassosa. Per me, ha scelto una cravatta rosso scuro con tanti fiori gialli e verdi, e dei quadratini neri, dicendomi che la potrò indossare stasera. Ovviamente lo farò, per lei.

Poi un autobus, che si inerpica in salita. Da una parte palazzi un po’ rovinati, ma dall’altra c’è il mare, di fronte il Vesuvio, e anche Capri. Scendiamo e c’è davvero il panorama da cartolina, ancora più bello di quello offerto dalla sala della prima colazione dell’albergo. Bacio lei lì, e facciamo parte del panorama anche noi.

“Sì, amore, papà ci portava a Napoli ogni volta che poteva, e finalmente capisco il perché”, mi dice quando finalmente mi stacco da lei, prima di ricominciare a baciarmi. “Non ho pensato ad andare a Capri, sarebbe stata una bella gita, magari la prossima volta”, conclude dopo un altro bacio, più breve.

Da lì, è una lunghissima passeggiata e torniamo a piedi. Io mi godo il panorama e la stretta salda della mano di lei alla mia, il piacere di dirle che la amo e di sentirla rispondere: “Anche io”, il pensiero di poterla abbracciare e baciare ogni volta che voglio, cioè sempre: la vita come dovrebbe essere, e cosa importa se sembra la scena di un film un po’ zuccheroso, di quelli destinati alle adolescenti in crisi ormonale?

“C’è ancora da camminare, oggi, per andare a cena. Facciamo una doccia, che ne dici?”, mi suggerisce lei aprendo per me la porta della camera. Assieme? Volentieri, certo. Faccio per strapparmi di dosso i vestiti, lei mi ferma con un bacio e si accomoda in un angolo.

“Più piano, amore. Vuoi farlo per me?”, mi chiede. Per lei farei qualsiasi cosa. Anzi, già faccio tutto quello che desidera perché lo desidero anche io. Quindi d’accordo, e per una volta sono contenta di indossare tanta roba, che posso togliere lentamente sotto i suoi occhi. Per uno spogliarello manca la musica però. Lo penso e subito dal suo telefonino parte l’inconfondibile musica di Joe Cocker.

L’effetto su di me è garantito: mi sento immediatamente incredibilmente alta, bionda e sexy. Finisco senza fiato, senza niente addosso, tra le braccia di lei, che prima mi lecca le labbra, poi si fa appena appena indietro e dice: “Adesso tocca a me, amore, mettiti comoda”. In effetti abbiamo tutto il tempo che vogliamo, a Napoli si mangia davvero tardi.

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