Preconsuntivi – Seconda parte

di cristinadellamore

(Clicca qui per scoprire cosa avevo combinato prima)

“La doccia prima di andare a letto, amore, adesso in poltrona, ti massaggio le caviglie”. Sì, per favore. Però, semisoffocato da tutto quello che tengo in borsa, sento il segnale di una mail in arrivo sul phablet aziendale che ho dimenticato di mettere in carica. Non può essere che il nerd, puntualissimo, che mi manda i dati che mi aveva promesso.

Comodamente affondata nella poltrona, lei accovacciata elegantemente sul venerabile pavimento di legno un po’ consunto con le mani su di me, vorrei godermi la serata e non pensare ad altro; qualche volta lei alle mani ha aggiunto la lingua come dolcissimo preliminare, ma la cugina, anche lei in tuta, accompagnata dal profumo di scalogno e curry, arriva quasi di corsa e mi porge il dispositivo. Riesco anche a ringraziarla mentre lei accelera i movimenti delle dita e mi invita a chiudere gli occhi: “Non può essere niente di così urgente”, dice.

Purtroppo lo è. Lei continua con una lenta carezza più che con un massaggio, io leggo la mail, scorro gli allegati e proprio quando la cugina ci chiama a tavola, avvertendoci che è pronto, arrivo in fondo. E mi scappa un grido di vittoria, afferro lei per la collottola e le stampo un bacio con lo schiocco.

“Scalogno, zenzero e bacche di ginepro, contaminazione perfetta”, annuncia lei, ed in effetti la cena è ottima, anche il riso è cotto a puntino, e fa adeguatamente compagnia al pollo immerso nell’intingolo giallo vivo. Siamo una accanto all’altra al piccolo tavolo in cucina e stasera sono io a tenerle una mano sulla coscia, molto in alto: sono io che comando e mi sento alta due metri. Lei mi sorride e mi fa capire che sente il mio desiderio e condivide la mia soddisfazione. Mentre sento lo sguardo della cugina che rimbalza da lei a me so che stasera lei sarà al mio completo servizio e già pregusto il piacere che mi darà quando la prenderò da dietro dopo averla sculacciata come si deve. Intanto svuoto un bicchiere di vino bianco profumatissimo e spiego: budget raggiunto, e siamo appena a metà del progetto, c’è la possibilità di fare addirittura il duecento per cento, purtroppo non lo avevo capito dalla relazione più o meno medievale predisposta dal ragioniere, dovrei davvero imparare a leggere qualcosa di diverso dai fogli di calcolo.

“Hai ringraziato il nerd, amore?”, mi chiede lei sbucciando una delle ultime arance della stagione. Giusto, ho letto ma non ho risposto, ma non ho voglia di alzarmi, sto bene qui, non ho voglia di spostare la mano che si è intiepidita al calore del corpo di lei; e lei mi porge anche un spicchio, mi imbocca, le lecco le dita per ringraziarla. Dovrei anche chiedere al nerd se domani ci sarà, e se necessario insistere; finalmente mi faccio in qualche modo violenza, recupero le forze e mi alzo. Lei mi strizza l’occhio, sarò premiata.

Sento appena l’acciottolio dalla cucina: lei sta rimettendo a posto; non mi accorgo nemmeno che non sono sola: la cugina ha preso posto alla sua piccola scrivania sommersa di libri e faldoni. Diteggio come posso sul phablet per comporre il messaggio, vado di fretta e commetto una quantità di errori debitamente sottolineati in rosso, faccio le correzioni e finalmente spedisco e faccio per spegnere quando sento la voce di lei che mi è silenziosamente arrivata alle spalle.

“Se devi utilizzare quelle slide, controllale bene”, mi dice chinandosi su di me e facendomi sentire il suo odore appena coperto dal profumo della saponetta con la quale ha fatto la doccia una volta rientrata a casa. Giusto, i nerd hanno un senso dell’umorismo tutto particolare. Sono stanca, ho voglia di sesso, e di nuovo faccio appello a tutta la disciplina che lei mi ha inculcato per effettuare il controllo più approfondito. Non ci sono scherzi, per fortuna, e comunque domani mattina controllerò di nuovo prima di far partire la presentazione.

“A letto, domani sveglia presto, si corre un quarto d’ora di più”, intima lei in tono da sottufficiale istruttore, e la cugina ed io scattiamo sull’attenti, e non figuratamente, ma fisicamente. Ci alziamo in piedi allo stesso tempo, poco ci manca uno sbatter di tacchi. La cugina ci augura la buonanotte, mi sfiora la guancia con un bacio e sparisce: stasera niente professore, magari domani ha qualche impegno importante a studio, magari lo chiederò a lei, ma non adesso. Perché lei mi sta davanti, è vicinissima, quasi mi sfiora.

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