Preparati

di cristinadellamore

Anche questa Pasqua sta finendo. Abbiamo piluccato una cena di avanzi, e ci siamo trasferiti dalla grande cucina, dove ora lavora la lavapiatti, all’ancora più grande sala da pranzo, lei ha acceso un po’ di fuoco nel camino – e direi che serve, siamo in montagna e l’aria non è gelida ma abbastanza fredda nonostante la stagione – ed il fratello ha stappato la seconda bottiglia del contadino, un rosso spesso, che macchia i bicchieri come sangue.

La cugina, accovacciata sul tappeto, giocherella col suo e fissa il fuoco, mio cognato beve un sorso e poi china la testa con un movimento che mi è familiare: Maria Carla si è alzata per controllare il sonno di Stellina, è tornata e si è chinata per baciarlo sulla nuca. Poi fa un piccolo gesto col mento e Leo scatta, ci augura la buonanotte e sparisce nell’enorme stanza da letto, proprio dietro la parete.

Lei considera la bottiglia, si alza sfiorandomi i capelli con una carezza (io sono come sempre e come è giusto seduta ai suoi piedi) e riempie i bicchieri per un altro giro; non servono parole. E’ stata una Pasqua strana, con la cugina fra noi, e penso che si sia sentita come mi sentivo io quando lei, all’inizio del nostro rapporto, mi portava qui, o a casa del fratello.

Il quale fratello mi fa l’occhietto, svuota a sua volta il bicchiere, se lo fa riempire di nuovo e sparisce in camera da letto. Lei mi accarezza di nuovo, un gesto più deciso, beve a sua volta, chiede scusa alla cugina e va in bagno, dopo aver dichiarato: “E’ ora di andare a letto, domani mattina ci alziamo presto e corriamo prima di tornare a Roma”. Mi affida la bottiglia e sparisce: cinque adulti, un bambino ed una lattante con un solo bagno, in effetti bisognerà trovare una soluzione, so che lei ed il fratello ci hanno già pensato e magari, quando torneremo quest’estate il problema sarà risolto.

La cugina mi porge il bicchiere, accetta un altro goccio e fa una specie di brindisi prima di bere. Insomma, brinda al fratello di lei che è certamente andato di là ad abbracciare Maria Carla, e non solo, e brinda anche a me, visto che è il mio turno in bagno e poi raggiungerò lei. C’è ancora un bel po’ di vino, lancio un bacio alla cugina e me lo porto via, pensando vagamente che dopo brinderemo, magari; e poi la cugina non ha bisogno di niente, ha portato i suoi giocattoli, in attesa del professore li userà con soddisfazione.

La fretta è cattiva consigliera, in materia di igiene, quindi in bagno mi prendo tutto il tempo che serve. A casa nostra non mi rivesto, qui devo farlo e non solo per pudore, visto che in corridoio fa anche più freddo; recupero qualcosa rinunciando alla biancheria e finalmente mi avvio alla nostra stanza, lontanissima in questa enorme casa. La cugina prende il mio posto strizzandomi l’occhio.

La porta della nostra stanza è chiusa; mi fermo nel salotto, qui è buio pesto ma non ho bisogno della luce per recuperare il giocattolo che ho nascosto sotto i cuscini del divano ed indossarlo dopo aver tolto i jeans. Tengo la felpa, invece.

Anche la nostra camera da letto è buia, una lama di luce dalla piazza taglia in due il letto e mi permette di vedere lei che mi aspetta. È girata su un fianco, sotto le coperte, con la schiena verso di me. Sono certa che ha capito che volevo giocare, e chissà se ha capito anche quale sorpresa voglio farle. Se non procedo non lo scoprirò mai, mi dico, e quindi appoggio la bottiglia con cautela, lascio cadere i panni e mi infilo sotto le coperte accanto a lei, la abbraccio da dietro e mi faccio sentire.

“Sei molto contenta di trovarmi qui, amore”, mi dice lei senza voltarsi. “Sono pronta, cominciamo così”. Agli ordini, spingo delicatamente e la penetro con la strap-on fino a sentire il calore della sua fica contro la mia.

“Fai piano, amore, non c’è fretta. Poi se vuoi te lo succhio anche, che ne dici?”. Tutto quello che vuole,  perché lo voglio anche io.

 

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