Viaggi – Prima parte

di cristinadellamore

“Che ne dici di prenderci un piccolo acconto sul viaggio di nozze, amore?”, mi aveva chiesto lei una mattina, davanti alla prima tazza di caffè che le avevo portato a letto. Ovviamente avevo risposto di sì, ed avevo anche cominciato a ringraziarla, prima che mi interrompesse con il sorriso sulle labbra, ricordandomi che dovevamo andare al lavoro, sia lei che io. Non importa, i ringraziamenti del caso glieli ho fatti la sera, ovviamente.

“Allora, ci siamo, approfittiamo del primo maggio”. Siamo in cucina, prepariamo la cena, io sto pulendo le verdure per una piccola ratatouille e quasi mi taglio. No, non avevo dimenticato la sua promessa, non me lo aspettavo adesso, pensavo ad una data più avanti della stagione, e magari a qualcosa in un posto di mare. La cugina non smette di preparare le polpette che faremo al tegame, in umido, ed accenna un sorriso. Sì, ovviamente non è invitata ed in compenso le lasciamo casa libera, per qualche giorno, mi pare che basti.

“Si va a Napoli, partiamo venerdì pomeriggio e torniamo lunedì sera”, spiega lei, “ho prenotato tutto, c’è da vedere un sacco di cose, sarà interessante”. Lei sorride a sua volta, mi sfiora la guancia con le labbra sottili e immediatamente mi viene voglia di qualcosa di più. La inghiotto assieme ad un groppo di saliva: sono questi i soli momenti nei quali rimpiango che ci sia la cugina, sono quelle occasioni in cui la voglia di lei diventa inarrestabile.

“Il preavviso è sufficiente, spero. Domani mattina si va in ufficio con i mezzi, ci vediamo alle sei alla stazione”. Per una breve vacanza con lei partirei anche adesso, con solo quello che ho addosso, certo che è sufficiente, una piccola borsa con i cambi di biancheria mi basterà. Depongo il coltello e la melanzana affettata a metà perché mi tremano le mani e mi si velano gli occhi. Mi do della stupida, poi lei mi abbraccia lì dove siamo e mi sento benissimo, le dico che la amo e finisco finalmente il lavoro con un sorrisone da un orecchio all’altro.

“Tu fai ovviamente tutto quello che ti pare”; Mi aspetto che lei dica alla cugina qualcosa del genere, ma la cena è pronta, è anche mangiata in allegria, accompagnata da una bottiglia di un rosso lievemente frizzante, ed io penso a come sarà bello stare con lei, fare le turiste e non solo in una città che non conosco, e comunque lei non dice niente del genere. È la cugina, dopo aver mandato giù l’ultimo sorso di vino e prima di sparecchiare – già, stasera tocca a lei – a dire un po’ timidamente che magari potrebbe invitare qualche amico, sabato sera.

“Ma certo, perché no”, dice lei in tono apparentemente distratto. Io smetto di pensare a come sarà baciare lei davanti al Golfo, con Capri sullo sfondo e magari sotto un pino marittimo, insomma immagini da cartolina, e capisco che questa per la cugina è una prova. E la supera bravamente: arrossendo un po’ specifica che l’amico che vorrebbe invitare è uno solo, ovviamente, il professore, e magari farlo dormire qui per il piacere di svegliarsi accanto a lui la mattina dopo. Aggiudicato, naturalmente.

E mentre la cugina sparecchia, scuote la tovaglia per liberarla dalle briciole, infila i piatti sporchi nella lavatrice, io mi precipito in camera, trovo la borsa che cercavo sepolta sotto un mare di altre cose inutili che avevo infilato nella mia metà dell’armadio e mi fermo sconsolata. Mi sembra improvvisamente piccolissima; d’accordo, devo farci stare la biancheria, ma vorrei portare anche un vestito un po’ elegante, e magari jeans e maglione, e due paia di scarpe. Anzi, meglio tre: i fantastici decolté dalle suole rosse non possono mancare, anche se li userò solo di notte.

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