Di maschi ed altri oggetti – Terza parte

di cristinadellamore

(Qui la puntata precedente)

“Tienilo addosso il meno possibile, il latex”, dice infatti lei, “secondo me non fa bene alla pelle. Magari, amore”, e qui si rivolge a me, “potremmo prestarle bustino e stivali, che ne dici?”. Non dico niente ma penso che non è una bella idea, rischiamo di non rivederli più, e intanto mi colpisce l’immagine di lei in veste di mistress, io in ginocchio a leccare la suola degli stivali in attesa del permesso di passare la lingua anche sulla tomaia fino a raggiungere la pelle di seta delle cosce. Stasera la pregherò di giocare così, è parecchio che non lo facciamo.

“Quindi collare e manette. Per lui tutto qui?”. Lei ha finito compitamente la sua pizza dopo averla piegata in due, la cugina ed io ancora ci arrabattiamo con forchetta e coltello e di comune accordo decidiamo di usare le mani. Dopo aver inghiottito un pezzo di cornicione la cugina risponde sì, certo, che altro potrebbe servire? Io lascio perdere, la pizza si è raffreddata e lei ha ripreso la sua posizione, mi accarezza e lo fa ancora meglio perché ho trovato il modo ed il tempo di abbassare la lampo degli shorts: stavolta sono riuscita a sorprenderla.

La ricerca su internet deve essere stata incompleta, e lo studio troppo frettoloso, perché la cugina sembra non capire di cosa stia parlando lei, che ha trovato il varco ed infilato due dita dentro di me. Continua a salirmi la voglia e credo che alla fine me la terrò perché lei non si muove, non cerca i miei punti sensibili che conosce benissimo; si gode invece il mio tepore umido ed il mio desiderio, e quando finalmente lo soddisferà sarà bellissimo. La cugina chiede invece cosa ancora potrebbe utilizzare sul professore, e ci dice che magari potrebbe prendere un paio di cavigliere e qualche metro di catena per legarlo al letto. Anche se, aggiunge un po’ delusa un po’ invidiosa, il letto non è di ottone come il nostro, è meno comodo incatenarci qualcuno.

“Bene, se lui si vuole davvero divertire, dovreste provare anche qualche altra cosetta”, dice lei, “per carità, tutta roba da fare in perfetta sicurezza”. Fa una pausa, la cugina inghiotte senza nemmeno masticare il boccone, io provo a muovermi e lei, con l’altra mano, mi fa segno di no; è un invito all’obbedienza, siamo in tema. Approfittando della pausa di lei che si prolunga, la cugina prova a mettere un po’ d’ordine nelle sue idee con il nostro aiuto. Al professore piace un po’ di dolore, un po’ di umiliazione, piace obbedire agli ordini, niente di più, insomma non vorrebbe esagerare.

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