Corrispondenza

di cristinadellamore

Torno a casa per prima e me ne accorgo anche perché la cassetta della posta è piena – sì, manca anche la moto di lei, ovviamente, ed ho parcheggiato la mia il più vicino possibile al muro per non darle fastidio.

Non ci sono bollette, oggi, ma solo pubblicità più o meno patinate. Indirizzata a lei, una rivista col marchio della sua banca, poi il catalogo ancora indirizzato alla madre di lei, cosmetici e simili, e lei ogni tanto ordina le creme per il corpo e le mani, e poi, scomodissimo, piegato in quattro, il nuovo numero della rivista pubblicata nel paesino della Basilicata, era abbonato il nonno di lei, poi il padre, lei continua e trova anche il tempo di leggerla.Infine, una busta con finestra dell’associazione da cui compriamo, una volta l’anno, le arance ad un prezzo esagerato per finanziare la ricerca sul cancro. Visto che i nonni di lei, tre su quattro, sono morti di tumore, mi sembrano soldi ben spesi.

In fondo, una grossa busta squadrata anche per me. Sono curiosa, nessuno mi scrive mai se non per posta elettronica, non aspetto l’ascensore, mi precipito in casa, mi libero dei vari carichi e pesi e sventro finalmente il plico. Niente di importante, per la verità. Ne sono quasi delusa, è la società della mia carta di credito, che tra l’altro uso pochissimo, un fascicolo di una decina di pagine con tutte le magnifiche opportunità di spendere più soldi, ed un foglietto volante.

Questo.

Mi viene da ridere, mi chiedo se è stato spedito a tappeto a tutti i clienti o solo alle donne, e insomma, in genere paghiamo col bancomat ma perché no, la prossima volta userò la carta, e vediamo cosa viene fuori.

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