Ristrutturazioni

di cristinadellamore

E’ andata bene. La genovese dell’ultima domenica di carnevale, voglio dire. Mio cognato con Maria Carla, Leo e Stellina hanno leccato i piatti (no, Stellina no, ma probabilmente lo apprezzerà alla prossima poppata attraverso il metabolismo della madre), ed è piaciuto tantissimo anche a me: non lo avevo mai assaggiato, un sugo così.

Finito di mangiare, bevuto il caffè, è arrivato il momento di mettere in ordine, e c’è da dire che abbiamo partecipato tutti; anche Leo, che ha una gran voglia di parlarmi a quattr’occhi, si vede benissimo, ma per il momento non ne abbiamo avuto l’occasione.

Adesso la piccola lavapiatti ha cominciato il suo lavoro, la cugina gratta con la paglietta di ferro il pentolone della pasta e si accanisce contro il calcare che incrosta il cestello forato che funge da scolapiatti, Maria Carla allatta Stellina con un seno di tutto rispetto e lei prende sottobraccio il fratello e lo porta sul balcone a fumare il mezzo toscano di ordinanza. Immagino che parleranno dei lavori in corso qui nel palazzo e di quelli da avviare per sistemare il tetto del palazzotto al paesello.

Incredibilmente io non ho nulla da fare, mi resta da ripiegare la tovaglia ed i tovaglioli e sistemare il tutto nel cesto dei panni da lavare ma resto seduta ancora per un po’ a godermi la pancia piena e la gradevolissima atmosfera familiare. Scambio un’occhiata con Maria Carla mentre sposta Stellina da una tetta all’altra e poi mi trovo a guardare negli occhi Leo, che mi dice: “Ti aiuto, leviamo la tovaglia, lo faccio sempre a casa”.

D’accordo, è arrivato il momento di fare quella chiacchierata. Leo mi ha eletta sua segretaria galante, non posso tirarmi indietro anche se immagino che ci sia in ballo qualcosa di poco allegro. Cosa sta combinando con la ragazzina dai capelli rossi e dalle lentiggini? Me lo dirà anche troppo presto.

Leo sale addirittura in piedi sulla sedia per aiutarmi a sciorinare la tovaglia sul lavandino e far cadere le briciole; resta lì mentre piego la tovaglia ed i tovaglioli, il tutto finirà nel cestone dei panni da lavare. E’ alto quanto me, così, e mi accorgo che per un istante abbassa gli occhi. Si trova all’altezza giusta, ed ho indossato, sotto l’ampia camicia a scacchi, il reggiseno a balconcino che piace tanto a lei. Goditi lo spettacolo, ragazzo.

“Sono più grosse di quelle di mamma, sai? Mi piacciono”. Bene, grazie del complimento, comunque è il caso di spiegargli che una cosa del genere non si può dire ad ogni donna che incontra, almeno non al posto di una stretta di mano e di un buongiorno.

“Lo so: io in genere dico alle ragazze che hanno degli occhi molto belli, e funziona”. Complimenti; e poi, ha davvero detto alle ragazze? C’è in ballo qualcosa di interessante, mi sembra di capire.

“Ecco, volevo chiederti, per prima cosa, quando crescono alle ragazze, e se tutte le avranno così”. Bella domanda. Ovviamente dipende, rispondo, e gli faccio notare che, per esempio, lei le ha sì, ma più piccole delle mie e di quelle di Maria Carla.

“Quindi non si può dire. Capisco”. E mi sembra preoccupato. Ho voglia di approfondire, quindi me lo porto in camera da letto e mi chiudo la porta alle spalle, ci sediamo uno accanto all’altra sul lettone e parliamo con un po’ di privacy in più.

Dunque, lei bacia la ragazzina con i capelli rossi e le lentiggini, ma c’è, appunto, questa brunetta con la treccia che gli ha detto che si farebbe baciare volentieri da lui perché ha sentito che bacia benissimo. “E l’unica che può averlo detta e la rossa, sono amiche. E adesso l’idea era che se alle brune crescono le tette prima che alle rosse io la lasciavo, perché non è giusto che bacio due ragazze”, conclude Leo.

Riesco a non ridere. Non è giusto no, hai ragione, gli dico, ma sei proprio sicuro di voler decidere tutto in base alle tette?, gli chiedo. “Perché no? Sono bellissime, anche quelle un po’ più piccole come le ha la zia, sono importanti. Tu non me lo hai detto ma io lo so, l’ho visto in tivvù, e quando bacio faccio anche così”, e mi mette una mano sulla tetta, per ritirarla indietro come si fosse scottato, “scusa, era per farti vedere, ed alla ragazza piace tantissimo ma non c’è niente da stringere, capisci”.

Capisco sì. E capisco tante altre cose, visto che anche a me piace toccare e stringere lei. Va bene così, andiamo dove ci portano le tette delle altre.

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