Di maschi ed altri oggetti – Prima parte

di cristinadellamore

Roma blindata, Roma terrorizzata, tutte le esagerazioni dell’informazione on line, ma insomma, andare in centro oggi è difficile se non impossibile e magari non ne abbiamo neanche voglia. Allora portiamo la cugina in pizzeria, proprio in quella da cui manchiamo da un bel po’ perché l’ultima volta la pizza era un mattone immangiabile. Già, c’è anche la cugina perché il professore che beato lui abita nel cuore del centro ha fatto i bagagli e se ne è andato a Parigi; e non la ha invitata, accidenti, e ci è rimasta male. E’ un po’ giù da un paio di giorni, per questo, e magari è l’occasione buona per parlarne.

Sì, perché è ora che smetta di avere questa strana soggezione nei confronti di lei, parliamo assieme da brave amiche,  davanti ad una pizza ed ad un boccale di birra.

Lei mi dà il via libera mentre spizzichiamo con entusiasmo la fritturina di prammatica ed introduco l’argomento, approfittando dell’espressione più rilassata che sempre compare sul viso di chi ha appena mandato giù una mozzarella in carrozza ben fatta. La cugina prima di rispondere cattura l’ultima oliva ascolana e la sgranocchia. Non ho fretta, lei tiene come sempre la mano sulla mia coscia, molto in alto: è in suo onore che ho messo un paio di short di jeans ed ho rinunciato alle calze, ho sentito un po’ di freddo perché dopo il tramonto si è alzato un venticello gelato ma adesso mi sta riscaldando lei ed è giusto così.

Insomma, il professore ha avvertito il giorno prima di partire, proprio alla fine di una bella scopata, bravo furbo penso io intanto, e le ha promesso un regalo, si dovrebbero vedere martedì sera, ma la cugina si chiede se magari è il caso di farlo aspettare. Una bella scopata è sempre un’ottima cosa, mi chiedo oziosamente se la cugina ha messo in pratica un po’ di quello di cui abbiamo parlato qualche tempo fa noi due da sole, e lei ne approfitta per approfondire.

Sì, insomma la cugina arrossisce e risponde che avevano usato assieme alcuni giocattoli che avevano comprato su internet per quelle esperienze di cui aveva parlato con me, e meno male per lui che era stato appena liberato dalle manette e dal collare, altrimenti chissà come sarebbe andata a finire.

Lei non ride, al contrario di me. “Non va bene, quello è un gioco e tale deve restare”, dice con aria un po’ troppo seria. “Spero però che tu lo avessi già frustato per bene, prima”, aggiunge, e finalmente sorride. La cugina apprezza lo scherzo, deve essere di famiglia. La frittura è finita, il cameriere un po’ anziano che ci ha riconosciute e ci ha fatto tante feste chiede se è andato tutto bene e se può portare le pizze. Certo che sì. Io ho anche voglia di un’altro po’ di birra, ho svuotato il boccale piccolo e stasera guida lei. Che fa cenno di sì, poi sposta la mano proprio sul mio inguine ed io stringo senza parere le gambe per sentirla meglio, anche attraverso il tessuto. D’accordo. la sconterò a casa, questa piccola trasgressione.

 

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