Elenchi – Quarta parte

di cristinadellamore

Provare no! Riuscire o fallire! Non c’è provare! L’ho imparato da lei, poi ho visto i primi film della saga di Guerre Stellari ed ho capito meglio cosa significa. O meglio, la cura del cosacco: se un cavallo ti disarciona, salta di nuovo in sella e ricomincia da dove ti sei interrotta. Ci vuole una nuova telefonata, e giuro che, comunque vada, per stasera sarà l’ultima.


Devo scegliere con cura il bersaglio. Un altro nome che non mi dice niente, era un cliente di Sara, un ristorante in centro, da quello che capisco, programma per le comande integrato con le ricevute fiscali, gestione del sito internet con le prenotazioni, magazzino; Sara è stata brava, non ha esagerato. Potrei aggiungere il social media manager, sicuramente ha una pagina Facebook, controllo e la trovo al volo, e mi rendo conto che in effetti la segue pochissimo. Niente Twitter, niente Instagram, e sì che c’è uno chef quasi stellato in cucina, i piatti creativi farebbero un effettone. Ha anche un sito, per curiosità provo a prenotare un tavolo e vengo spedita senza complimenti su un altro server, un sito specializzato: anche questo ha esternalizzato, so cosa offrire, a questo punto, e apro la pagina con il listino prezzi.
Chiamo. La voce annoiata di qualcuno, l’attesa, e finalmente mi passano il titolare, che poi è una titolare.
Sembra interessata. Si ricorda di Sara, sembra contenta di essere stata chiamata, ed è lei a partire all’attacco. Riassumo: i programmi andavano bene, anzi benissimo, ma poi ne ha trovati di meno cari, qualcosa ha esternalizzato, insomma se voglio venire a cena col fidanzato sarà felicissima di ospitarmi ma no, grazie, non ha bisogno di niente. Provo ad insistere, anche perché possiamo fare di meglio per lei, e soprattutto possiamo farle risparmiare. Stavolta non voglio accettare un no, mi sento più carica visto che sento lei accanto a me, e quando sono con lei mi sento imbattibile, la chiacchierata si prolunga, niente frasi fatte, vado a braccio, e alla fine dice che magari ha bisogno di qualcosa sul lato social media ma per il resto niente da fare. Non importa, è agganciata.
Bene, il ferro va battuto finché è caldo, non vi pare. Vale sempre quell’invito? Va bene tra due ore? Meglio tra un’ora e mezza, ci farà trovare il menù degustazione, e sì, d’accordo, siamo in tre – sa fare il suo mestiere ma sento una certa perplessità nella sua voce, magari pensa che vogliamo scroccare alla grande, ma per questo progetto c’è tutto il budget che serve, avrà la mia carta di credito e già penso che se va bene alla fine potrò avere anche io quella aziendale, come i due venditori uomini.
Una delle cose belle del nostro rapporto è che non c’è bisogno di dare spiegazioni. Ho chiamato lei, le ho detto che ho bisogno di aiuto, si deve mettere quasi elegante con la cugina e trovarsi al ristorante tra un’ora e venti. E lei ha detto va bene, ha detto che mi ama e che saranno puntuali. Ovviamente è stata di parola, la cena già pronta finita nel congelatore o conservata chissà come, la macchina della cugina parcheggiata da qualche parte fuori vista perché purtroppo qui siamo in zona totalmente pedonale anche se non molti la rispettano (a cominciare da me, lo scooter è incatenato a due passi dalla nostra destinazione), tailleur e stiletti per lei, abito sotto al ginocchio e mezzi tacchi per la cugina, trucco come si deve e si va a cominciare.
O meglio, loro sono prontissime, io faccio una minor figura, con il tailleur che ho addosso da stamattina, e quando deciderò di tenere un cambio in ufficio sarà sempre troppo tardi. L’unica cosa che ho potuto fare è stata togliere la camicetta stazzonata e rifarmi il trucco, forse ho anche esagerato attorno agli occhi per la fretta, ma l’occhiata di lei mi dice che va bene così.

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