Elenchi – Terza parte

di cristinadellamore

(Segue da qui)

Visto che sono tesa e carica, decido di andare avanti, ma prima un messaggio a lei, per scusarmi ed annunciare un maggior ritardo. La risposta, immediata, è l’icona di un cuoricino.


Altro nome, un professionista. Questo non mi dice niente, non è un mio cliente; scorrendo le informazioni, scopro che è stato cliente del nostro venditore più anziano ed esperto che gli ha venduto di tutto. E’ durato un anno, poi deve aver scoperto che il novanta per cento dei prodotti non gli serviva ed ha rinunciato anche al dieci per cento utile, cioè l’agenda integrata con la fatturazione e con il registro clienti e fornitori. Lo chiamo o non lo chiamo? Ma sì, bisogna seguire l’istinto, e non importa se è tardi, per un professionista gli orari non dovrebbero contare.
Una specie di ringhio a metà del primo squillo. Tipo aggressivo, insomma. Saluto, mi presento e mi scuso; ho interrotto qualcosa? No, parla sempre così, se capisco bene; non sarà semplice discuterci. Parto quindi col discorsetto da venditrice e vengo bloccata dopo meno di una frase. Una risata da orco, contagiosa, mi mette improvvisamente di buon umore, e non capisco perché.
A sua volta si scusa e mi chiede molto urbanamente, nonostante il vocione roco, cosa mi fa pensare che voglia aver a che fare con noi dopo la fregatura che gli abbiamo tirato. Ecco, non dice proprio fregatura, per la verità, e nemmeno si scusa. Il tono della conversazione è stabilito, a questo punto, quindi gli chiedo se non vorrebbe restituirci la cortesia, visto che abbiamo prodotti nuovi a prezzi stracciati, l’affare è tutto per lui.
Un attimo di silenzio, che in genere è un pessimo segno, poi un’altra risata, e mi risponde che non ci conosciamo abbastanza. Ok, il ghiaccio è rotto, proviamo ad andare avanti, quindi dico che chiamo proprio per conoscerci, magari potremmo vederci assieme ad un programmatore esperto che potrà valutare le sue necessità. Riprendo da qui le fila del discorso e riesco ad arrivare fino alla fine. Concludo chiedendogli se per lui domani pomeriggio va bene. Sarò già in giro con il nerd, tanto vale approfittarne. Un attimo di silenzio, pessimo segno.
E infatti dice no, chiaro e tondo, non è interessato. Ora, a noi venditori si insegna per prima cosa di non accettare un no come risposta, quindi dovrei insistere, ma stavolta sento una determinazione incrollabile, deve avere un pessimo ricordo di noi, o chissà cos’altro, davanti ho un muro. Peccato, mi ritiro in buon ordine e ci lasciamo molto educatamente. Mi sa che sentirò ancora questa voce ringhiante nei miei sogni, mi sarebbe davvero piaciuto conoscerlo.
L’incantesimo è rotto, sono stanca, mi sento sudata e sporca, la gonna stazzonata, la camicetta ridotta ad un cencio, la giacca del tailleur abbandonata da qualche parte, mi fanno anche male le reni, giusto per ricordarmi che sono vicina all’inizio del ciclo. Dovrei davvero piantare tutto e andarmene a casa, fare una doccia e accomodarmi in poltrona con un bicchiere di vino e lei a massaggiarmi le caviglie. Per un attimo vedo e sento le mani di lei su di me, la lingua sulla pianta dei miei piedini, ed arriva un altro messaggio, un altro cuore e poche parole, ti aspettiamo, non ti stancare, ti amo. Sembrerà stupido ma per me è importante, mi aiuta a sentire lei vicina come deve essere, come è giusto. Dovrei essere io a farmi perdonare per il ritardo ma immagino lei con il collare, finalmente sole, a farmi da sottomessa per amore, il suo meraviglioso corpo a mia completa disposizione. Sento il calore e l’odore di lei, e sento in mano la solidità del frustino con la quale stuzzico ed accarezzo i punti più sensibili. Lo farò, ne ho una gran voglia e sono certa che ne abbia anche lei, e mi sembra che lo stia già facendo.

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